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Avete fatto una maratona, una maratonina o una non competitiva in giro per il mondo e volete condividere la vostra esperienza? mandaci foto e un breve racconto e verrà pubblicato qui Per inviarci il tuo racconto clicca qui 22 dicembre 2006 Lettera aperta alla "mia"
Squadra.
01/10/2005 8 ore di Capraia
Ragazzi, quando Sergio Orsi mi ha
invitato ad iscrivermi e a correre alla 8ore di Capraia ho pensato che
era necessario regalarsi delle emozioni su ogni tipo di percorso.
Era ancora in me viva la soddisfazione di
aver corso un'ottima 50 km di Sanremo in considerazione dei fastidi ormai
gravi della pubalgia.
Poi la possibilità di consolidare la
posizione nel GRAND PRIX IUTA OXY BURN, sapendo per sommicapi come era il
percorso, la valutazione che si poteva anche camminare soprattutto la
discesa (e il mio povero ginocchio e non solo lui questo aspetto lo avrebbe
sicuramente apprezzato).
Venerdì sera gli organizzatori ci hanno
coccolato con un lautissimo PASTA PARTY dove, con i fedelissimi delle
ultra, tra un tortello e del buon salame toscano ci si è scambiati i
soliti, ma sempre graditi combenevoli.
Il piu' eroico ci è sembrato il bravo
Genetti Roberto che sfoggiava bianca e gialla la maglietta da finischer
della DURISSIMA CRO MAGNON.
Dopo cena tanto per gradire, giro del
percorso .... mitici i 123 gradini che portano al punto piu' alto della
gara, diversi tra loro in altezza e lunghezza con curve a gomito, ma vi
assicuro che il meglio era nella discesa che quasi al termine presentava una
curva degna del miglior SUPER G sciistico.
Per la cronaca ho corso con il GPS che mi
ricordava (e ce n'è stato bisogno) che le pendenze erano di oltre il 24% !!!
La mattina della gara, il tempo ci ha
regalato una giornata estiva, non c'era una nuvola e così è stato per tutto
il giorno.
MARCO CANNIZZARO e i suoi hanno
organizzato tutto veramente a puntino, anche il sole!!! e con tale bel tempo
i banchi del rifornimento erano degni del miglior banchetto.
Mi spiace non aver assaggiato quasi nulla,
ma la mia gara nella parte centrale, è stata un calvario per via della
pubalgia, e l'aver camminato per oltre un'ora e mezza mi ha portato ha
pensare di abbandonare.
Sergio Orsi mi ha convinto che dovevo
scegliere se fermarmi o provare con un antidolorifico (ed io solo dopo un
altro giro ho optato per la seconda possibilità).
Nel frattempo molti dei compagni
d'avventura (e non solo di questa) condividevano con me il mio dolore.
Lo scorrere del tempo e la solidarietà di
personaggi come Giovanni Migneco (che col suo gruppo di romani ha dominato
la gara a squadre), di Santo Borella (... come se in cima alla salita non
bastassero Santi e Madonne ... ne avevamo un in carne ed ossa) mi ha
spinto con amore ed umiltà a continuare.
Amore ed umiltà parole rubate alla canzone
di San Francesco "Ogni uomo semplice" ... porta in cuore un sogno ... / ....
una pietra dopo l'altra in alto arriverai.... /
Perdevo giri ma non importava molto; era
più importante esserci e incitare gli altri come la GRANDISSIMA PAOLETTA
SANNA che stava costruendo una gara superlativa, ma anche quel mito che è
ANTONIO MAZZEO capace di schiantare i piu' giovani avversari diretti (BARTOLINI
ENRICO e BUSETTI FABIO) comunque indomiti sino alla fine. E che dire di
MONIA REDINI capace di registrare la 6° prestazione assoluta della giornata
.
Alla mia 6° ora il dolore come d'incanto
sparisce, provo correre, niente come non avessi nulla!! Forse nel computo
di gioie e dolori ero nuovamente in debito e quindi mi veniva concesso dal
mio corpo e da chissa chi altri di farmi un regalo.
E sì perchè mi sono detto ad alta voce
davanti al banco dei rifornimenti che volevo provare a regalarmi un'ora e
mezza di GARA VERA.
Mi hanno fatto notare che mancavano ancora
2 ore e la mia risposta ovvia per me è stata "facciamo quest'ora e mezza
poi ne ridiscutiamo".
Ancora adesso stento a crederci, ho volato
per 2 ore. E' piu' volavo e più realizzavo che davvero mi stavo regalando
qualcosa di enormemente grande e di estremamente interiore. Mi sono
regalato delle emozioni fortissime che nascono dall'assoluto amore per la
fatica e per le ultramaratone.
Giovanni Migneco quando mi ha visto
passare e poi ripassare mi ha definito highlander, e Santo Borella un gatto
dalle 7 vite.
Non nego che questo particolare mi ha
fatto piacere; credo nel più profondo del mio IO, che chiunque ha dentro di
sè delle risorse incredibili, deve solo provare e credere sino in fondo di
poterle esprimere, e non necessariamente solo nella corsa, ma anche nel
quotidiano.
Diceva Baden Pawel - fondatore del
movimento SCOUT- che se ognuno di noi spostasse un sassolino, questo mondo
sarebbe migliore (vero Giovanni?)
Mi piace davvero pensarla così, da buon
sognatore di cose belle.
Grazie a tutti.
Giorgio Garello/gggggg
16/07/2005 100km del Morvan IL PONTE SUL FIUME KWAIT...
Gli inglesi era obbligati a costruire un ponte dai giapponesi e durante i lavori e/o le marce fischiettavano tale motivo. Ora sappiamo che inglesi e giapponesi sono fatti molto a loro modo, usanze, stili e costumi diversi, ma accomunati da un particolare caratteriale unico, la testardaggine o cocciutaggine che dir si voglia. Nei miei ricordi si perde la trama del film ma certo erano ben evidenti i “buoni conflitti” tra i giapponesi che volevano ottenere la costruzione del ponte e gli inglesi che rivendicavano il loro senso di libertà. Comunque testardi entrambi per ottenere ciò che volevano. Il Passatore di quest ’anno senza troppe parafrasi mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Solo la cocciutaggine tipica dei muli che non si smuovono dalla loro posizione fino a quando non né hanno voglia oppure che ripetono il percorso fatto volte e volte allo stesso modo senza chiedersi perché e se ci sono vie migliori ( e spero di essere un po’ diverso dai muli). Correre ripetendo all’infinito un gesto semplice ma talmente complesso da rendere necessario il movimento di decine di ossa e muscoli, quell’ infinito che oggi è così difficile da trovare ma se solo avessimo il coraggio di alzare lo sguardo nel cielo nella notte lontano dalle luci della città o dei paesi scopriremmo che è più vicino di quanto si possa credere. Guardare in alto,…nella notte,… non lo facciamo spesso, perché ci rende insicuri, piccoli di fronte all’infinito, splendido, meraviglioso, che ci avvolge e anche angosciante. Avvicinarsi al cielo con uno spirito umile, di sacrificio, cosa che è realizzabile raggiungendo i vari Santuari delle nostre vallate di corsa, con quel gesto che più di ogni altra cosa ci attira e ci piace fare. Valmala, Castelmagno , e Sant’Anna di Vinadio sono stati (gli ultimi 2 dopo il Passatore) quella ricerca interiore dell’infinito, da solo a Castelmagno da casa, e con Claudio Diatto a Sant’Anna da Demonte con fatica, sudore, per avvicinarsi al cielo. E a Sant’ Anna tra meno di un mese ci si torna di notte con l’essenziale, con la collaborazione di quanti avranno voglia spendersi e di sostenerci nella gestione dei rifornimenti, con nel cuore la certezza di potercela fare comunque! Non avevo voglia di gareggiare, ma quelle salite, quell’ ascoltare il proprio corpo che suda, sbuffa, chiede riposo; rispondergli che sono piccoli sacrifici per riequilibrarsi, riportare armonia nell’animo, provare i sentimenti ormai sepolti dei nostri vecchi che facevano della fatica il loro quotidiano sostentamento era oltremodo necessario. Così un mese dopo decido all’improvviso di andare all’Abetone (e come spesso accade si unisce Claudio Diatto) , corsa che mi aveva sempre dato buone sensazioni e quante parole con Claudio, vita vissuta, esperienze belle e non, ma condivise come due amici di vecchia data che si incontrano di tanto in tanto, ma noi ci conosciamo da poco più di un’ anno. Corsa dura, che nel punto più duro non ti regala nulla, gli ultimi 13 km sono un muro, dal 40° km fai fatica, ti superano in tanti, forse molti non hanno l’abitudine a dialogare col proprio corpo, il mio mi chiede riposo, suda, sbuffa … ma c’è, c’è e piano piano risponde, restituisce vigore ai muscoli, fa lacrimare(…) gli occhi dalla fatica quando uno ad uno recuperi quelli che ti avevano passato, e continui, non vai forte ma sei un trattore, e vai sempre in su, e gli occhi lacrimano … dal sudore. Si avvicinano le ferie e il periodo era stato scelto con molto anticipo, perché nel Week End del 16/17 luglio sono in programma i mondiali a squadre e open di 24 ore a Worschach in Austria e era meglio tenersi liberi (non si sa mai quello che poteva accadere). I ogni caso ascoltandomi capisco che non sono ancora a posto per affrontare di nuovo una sfida del genere e soprattutto soffro di un gran dolore al linguine destro, temo sia pubalgia, corro poco, mi faccio visitare, … no non è pubalgia, … è il mio corpo che chiede riposo. Bisogna concederglielo, non si corre, si va in bici e l’08 luglio e si decide di andare in Francia, nel parco regionale del Morvan che si trova tra Digione e Nevers nel centro della Francia e dove sempre il 16 luglio si corre una 100 km. Saranno giorni di riposo dalla corsa e la consapevolezza di dover aggiustare il fisico dirà se riuscirò a correre quella 100 km. I giorni di campeggio trascorrono in buon relax, giri in bici da 40-50 km. a cui si sottopone anche Michela che però maledice le salite del Morvan territorio simile alle nostre Langhe ma ricoperto da una foresta secolare dove non filtra neanche la luce del sole. Poiane, falchetti, aironi popolano il cielo del parco mentre gli scoiattoli sono padroni incontrastati dei rami degli alberi in un’ eterno ricorrersi a giocare. Il paese della gara è Chateau Chinon dove F. Mitterand ex presidente della Francia è stato sindaco per 19 anni; il posto offre poche attrazioni tipiche delle popolazioni che in ferie amano dire di volersi riposare e poi vanno in posti super affollati nel casino dove vivono tutto l’anno. E’ il luogo che fa per noi, tra l’altro (permettetemelo) non c’è ombra di italiani in vacanza! Il mercoledì prima della gara entra nel piccolo campeggio municipale un camper targato Bergamo (ahi! penso io e anche Michela) ma osservando attentamente l’omino alla guida ho l’impressione di conoscerlo. Ci si guarda, l’omino scende dal mezzo, si avvicina, dico: <<ma tu sei Ermes Marchesi?>> Un abbraccio forte, intenso, inaspettato! Non c’è mai stata conoscenza profonda con Ermes. Io conosco lui, so alcune coseni lui, ma lui non sa bene chi sia il sottoscritto. Però quell’ abbraccio unisce. (per chi non conosce Ermes penso basti dire che ha 76 anni ed ha nel suo “fienile” 121 volte la 100 km!!!!) E’ qui per la gara! E quella sera decido di provare a correre un po’. E la sera dopo ci riprovo un po’ di più. E sabato proverò a correre la 100 km. del Morvan. Con Ermes e sua moglie Bianca ci troviamo subito bene, si chiacchera, gli parlo della 100 km da Dogliani a Sant’Anna e dell’iniziativa di Claudio della raccolta di un po’ di materiale da mandare in Denega,l ed Ermes il giorno dopo si presenta con 2 cartelle con matite, biro blocchi notes evidenziatori che vuole che siano su quel “fottuto container”! Mi sento in debito, il mio scopo non quello, ma alle cose fatte col cuore si deve assoluto rispetto! Sabato 16 luglio sveglia alle 04,50! Nel campeggio tutto sembra tacere, ma così non è! Qua e la una manciata di podisti si sta preparando... alle 06.00 si parte. Michela decisa ad accompagnarmi in bici nei primi 15 km e negli ultimi 15 è anche lei in fase preparatoria. Il campeggio dista 500 mt. dalla partenza ed io alle 05.30 scendo già vasellinato pronto per partire. Michela dovrà trovarsi con gli accompagnatori in bici fuori dal paese intorno al 5° km. per non intralciare i podisti nel giro del paese da 3,8 km. Gli accompagnatori pagata una modica iscrizione hanno diritto ad un pettorale e ad usufruire dei ristori e la cosa sembra essere di grande interesse per Michela (….) La partenza è lenta, i primi metri subito in salita il linquine da subito il suo buongiorno con un fastidioso dolorino, nulla di insopportabile in ogni caso. Qualcuno e’ partito un po’ piu’ brillante e all’uscita del paese dove incontriamo gli accompagnatori siamo gia sgranati e dei 150 partiti una metà la vedo gia’ salire lungo la prima salita, in ogni caso è dovuto un bacio a Michela, ma sono estremamente veloce! Con Michela accanto le propongo di fare il giro da 37 km assieme poi lei vedrà come starà per decidere se venirmi incontro all’arrivo perché sembra essere escluso che abbia la voglia di fare l’intera corsa. Si corre all’ombra di una foresta secolare, nessuna macchina sebbene il percorso sia aperto al traffico e anche più tardi non avremo automobili a dar fastidio, anzi rileverò un educazione a cui non siamo abituati sia verso i podisti che i ciclisti. Il primo giro costeggia il lago di Pennesière e i km. scorrono via senza grossi fastidi. Al 40° km si ripassa sul traguardo e Michela si ferma non abbiamo più toccato l’argomento del suo giro, né io credo di dovermi preoccupare delle sue scelte. E’ qui che inizia una salita non dura ma lunga, con continui avvallamenti, di oltre 14 km. E’ qui che senza mai forzare troppo prendo una cadenza che mi porta a passare alla maratona in 3h40’ e a iniziare un recupero di posizioni che mi sembra inverosimile. Il cardiofrequenzimetro, fedele compagno, segna sempre sotto i 159 battiti e ciò significa almeno per me, che tutto va bene, anzi appena ci sono dei leggeri falsopiani i battiti scendono sotto i 145. Al 54° inizia una discesa lunga 8 km alla metà della quale (58°) odo un suono di un campanellino famigliare….Michela ... rivendica di aver fatto anche i 45 km/orari (!!!) in discesa per venirmi a recuperare e che mai più pensava di trovarmi cosi’ avanti … e che ha deciso dopo una sosta in campeggio di proseguire … e quanto parla a me che cerco di restare concentrato sui miei passi(!!!) Ad un
certo punto fischietto il motivetto del Ponte sul fiume…. E Michela che mai mi
aveva accompagnato resta stranita, scopre un particolare di me che non
conosceva, ad ogni gara lunga mi accompagno con un canzoncina;
come sono lontani i tempi di “Un
giorno credi…”. I passaggi al 60° in 5h12’, al 70° in 6h06’, al 80° in 7h03’ mi danno delle buone sensazioni anche se dal 75° km siamo fuori dal bosco e fa veramente caldo! Grazie Michela di aver fatto la scelta che hai fatto, sebbene i rifornimenti siano regolari, ricchi e freschi avere un supplemento di acqua da lei che pedala per bagnarmi è importantissimo! E’ qui (78°) che attraversando il paese Moulins-Engilbert, un gestore di un bar mi porge acqua fredda che uso per bagnarmi fermandomi pochi secondi durante i quali mi dice che sono 4° a circa 4 minuti dal terzo. Il mio francese come quello di Michela è quasi nullo e ci mettiamo un buon km per afferrare il vero senso della frase. Ci devo provare, per la maglia che indosso, per l’essere straniero in terra straniera, perché me lo devo, perché credo di doverlo anche a Michela, per gli ultimi 20 km del Passatore, perché il mio corpo mi spinge a provarci come se nulla quest’anno avesse ancora speso. Senza strafare, senza forzare, un passo dopo l’altro in un altalenante ciondolare, cercando di superare la propria ombra riflessa dal sole perennemente alle spalle, sull’asfalto bollente, dove il catrame si attacca ai copertoncini della bicicletta di Michela. Un lungo rettilinea mi permette di scorgere la sagoma del mio “avversario” e questo mi dà ulteriore fiducia e prima del 85° km lo passo. Gli porgo un cenno di saluto ma non mi volto a guardarlo, il suo accompagnatore in bici per un attimo si mette in scia quasi a tirarlo, vado avanti senza girarmi ma approfitto di Michela per avere informazioni, per sapere se riesco a fare “il buco” … Comunque non molla o lo fa in modo molto lento ma per mia fortuna inizia l’ultima salita che tutti avevano definito la piu’ dura a prescindere dal fatto che fosse alla fine! Dal 88° al 94° km oltre 270 metri di dislivello che non sono così pochi e il solco si allarga. No non torna a prendermi. Neanche la povera Michela tiene il passo che comunque e’ sui 5’35” a km. e nei km. veramente duri è comunque sui 6’20”/km. Mancano ormai meno di 4 km. all’arrivo, rientra Michela, Mi rendo conto di essere vicino all’appuntamento che mi ero dato a Faenza, sotto le 9h, non sono sazio e pur rendendomi conto di non farcela spingo ancora, non mollo, non mollo, questa volta non mollo!!! Negli ultimi metri ripassano in un lampo tutte le fatiche fatte in questi mesi (e anche anni), ripassano gli allenamenti con il Paziente Renato Alberti che ascolta spesso le mie dissertazioni mentre corriamo, ma che da Vero Amico dice sempre quello che pensa. E’ poi …alle 15,04 e’ finita! No non ancora! La giornata è troppo lunga e la sera deve ancora arrivare! Scopro solo dopo l’arrivo della grande rimonta fatta negli ultimi 20 km sui primi 2; all’80° avevano circa 33’ di vantaggio che si sono ridotti rispettivamente a 7’ e a 14’! Un non nulla, quasi da sperare potessero mancare ancora una decina di km per … che ingordo! Un bacio fuori ordinanza a Michela perché ripeto quell’appoggio un po’ chiacchiericcio è stato fondamentale! In campeggio si torna camminando lentamente, poi steso sulla stuoia davanti alla roulotte in attesa che l’effetto boomerang dell’adrenalina mi permetta di andare senza rischio di mancamenti sotto la doccia. Alle
18 dopo aver ben riposato, appuntamento nella zona d’arrivo per la
premiazione. Non sono un’ abituè
dei podi (anche se negli ultimi 2 anni qualcosa ho raccolto) ma vi
assicuro che essere all’estero sul podio ed essere l’italiano che è
arrivato terzo mi ha dato i brividi! Resterà nella memoria!
Peccato non avere un figlio al quale tra qualche anno raccontarlo. Foto
di rito strette di mano e poi mentre ancora si susseguono gli arrivi torniamo
con Michela in campeggio a farci “spaghetto
e mo’ te magno!!!” ….
No non è ancora finita! Sento dentro ancora un richiamo. Non sono le 21.00 quando prendo la bicicletta e decido di andare in contro ad
Ermes. L’ho fatto perché “alle
cose fatte col cuore si deve assoluto rispetto”! Facendo il giro al contrario al 94° km incontro uno degli altri italiani presenti (Rinaldo Furlan) che decido di accompagnare camminando sino al ristoro del 97° offrendogli comunque prima acqua e coca cola di cui avevo una buona scorta. Lo lascio perché l’obiettivo era Ermes e cosi ormai al buio e un po’ preso per matto dai francesi del ristoro ripercorro nuovamente la strada in bici sperando di non farmi scappare Ermes. Incrocio ogni tanto dei podisti che camminano ma al buio l’unico modo per riconoscerli è salutarli sino a quando intorno al 91° km ricevo il cenno di risposta in italiano da Ermes! E’ notte, è buio, e non ci vuole molto coraggio ad alzare lo sguardo è trovarsi avvolti nell’infinito da una stellata eccezionale! Ermes cammina a circa 5 km. orari in salita! Non so’ più di cosa abbiamo parlato ma è stata un’esperienza di condivisione che va al di là dell’accompagnarsi. Ermes arriva al traguardo in 18h 10’ 15” in 90° posizione dicendomi che a quell’ora non ha più tanta voglia di fare la doccia e che tutto sommato dandosi una pulita alla meglio può concedersi di rimandare la doccia e di farsi la barba alla mattina! In tutto questo Bianca (la moglie di Ermes) quando scopre la mia notturna “malefatta” ….. Il lunedì mattina quando partiamo dal campeggio in direzione del parco dello Jura gli occhi di Ermes e di Bianca in particolare sono velati dalle lacrime come anche un po’ i miei e quelli di Michela……. giorgio
19/06/2005 Ironman di Nizza A MIO PAPA'... ED AI MIEI COMPAGNI DI SQUADRA...
Al
fine ho ceduto anch'io alla tentazione di scrivere... anzi, più che una
tentazione, il mio è un racconto che s'è scritto da solo, nella mia testa,
durante la gara di triathlon, domenica scorsa a Nizza...
Per la verità la voglia di buttare giù due righe
m'era venuta dopo la Cento del Passatore, ma tale e tanto è stato
l'interesse che s'è destato intorno a me (e di cui sono davvero grato!), che
mi sarebbe parso quasi di volermi autocelebrare, e non mi sento in fondo
così meritevole... Tante sono state infatti le manifestazioni di simpatia e
di stima, soprattutto nell'ambito della nostra squadra, che ho rischiato
davvero per un momento di montarmi la testa...
Scherzi a parte, mi fa piacere condividere le
belle emozioni provate domenica nell'afosa calura della Costa Azzurra...
Sono partito sabato 18, solo ed un po' tristino,
con la consapevolezza che il lungo della Firenze-Faenza si sarebbe fatto
sentire e con il timore di esagerare nel richiedere sforzi al mio fisico. La
settimana lavorativa non era stata troppo gratificante ed ero conscio di
arrivare in ritardo per il ritiro del pettorale (tempo ultimo ore 18.30, ma
io mi trovavo ancora nel caotico traffico nizzardo...). Solo il
provvidenziale intervento del mio grande amico Mario Bulgheroni, un mito per
me, permetteva la mia tardiva iscrizione all'Ironman (ma avrò fatto bene?)
Vi assicuro che normalmente non sono uno che si
abbatte, ma se non mi fossero giunti alcuni messaggini ristoratori (uno per
tutti quello del presidente... grazie Monica per il tuo affetto...), non
credo che avrei trascorso una buona nottata, con la continua domanda: "ma
cosa son venuto a fare qui, con tutti i miei casini di lavoro, affettivi,
familiari, e perchè mi vengono in mente certe idee?"
Poi ho cenato con Mario ed il simpatico gruppo
dei Rocquebrunnoise (si scriverà così) e mi sono dato la risposta: sì perchè
vale sempre la pena di vivere appieno le proprie passioni, di mettersi in
gioco per il solo gusto di provarci... è bello combattere con sè stessi, se
la salute e la forma ce lo permettono, per ottenere quelle dimostrazioni
personali che solo grazie alla nostra forza di volontà riescono...
E allora dai... sveglia alle 4, pappa tanta
(questo non è un problema...) e pronti per il via: mal che vada tiro la
frazione di nuoto (3,8 km.) e quella in bici (180) così son pronto per la
gran fondo delle Dolomiti del 3 luglio... poi per la corsa si vedrà (ho il
tendine tibiale sinistro che fa le bizze!)
Così è infatti, ed eccezion fatta per una
stupida caduta (è possibile che gli avversari non ti vedano, o sono ancora
più cotti di me?) ed un'inattesa sosta ai box nel cambio bici-corsa (non si
trova la mia borsa? rigonfia com'era di ogni cosa, persino una termica, non
si sa mai...) le prime due prove volgono al termine con buon risultato ed
ora... non mi resta che la maratona!!!
Beh, fa un po' caldino e la scelta del vestiario
è presto fatta (d'altronde non c'è Marco per l'ultimo consiglio...):
la divisa della squadra è perfetta!
Esco dalla zona cambio e le gambe non girano
affatto, ma sono gratificato dal grande tifo di Roby e Clemente Raimondi (li
ringrazio e gli mando un tot di baci!): basteranno qualche km. e tutto andrà
meglio, ne son certo... Infatti il difficile è per lo più nei primi 10, poi
è un piacere avvertire che il mio ritmo sale in modo inversamente
proporzionale alla fatica...
Penso al mio babbo (sono certo che il dono della
mia resistenza fisica e della mia concentrazione le debbo a lui), penso a
Graziano (sono certo che buona parte della mia crescita agonistica la debbo
a lui), penso a Bicio (se fossi qui sono sicuro che volerei come a Faenza),
penso a Paolo (con i suoi simpatici "inchini" ed il suo tifo da stadio, alla
Rossella per intenderci, mi aiuta a sorridere anche nei momenti difficili),
penso a Giovanni e Giorgio (coi quali da poco ho condiviso l'altra grande
fatica), penso ai miei compagni di squadra, che in ogni gara mi incitano ed
incoraggiano, che tanto mi sono stati vicini con le loro belle dimostrazioni
d'affetto... E mi sento così orgoglioso di vestire la nostra canotta
biancoblu che più i chilometri passano e più mi è facile recuperare gente
sul percorso tanto sono carico! Ecco, mancano 2 km. ed incredibilmente
supero il mio amico Amedeo Bonfanti del triathlon Lecco: ma allora sono
andato forte davvero!
Il traguardo è lì, a 200 mt., e non ho bisogno
di raccontare a nessuno di voi l'emozione che si prova dopo quasi undici ore
di fatica nel varcarlo: tutto il sudore versato, tutte le crisi, tutti i
momenti in cui si tiene duro per non mollare, sono ampiamente ripagati da
quei pochi secondi che ti fanno sentire un piccolo eroe...
Alzo le mani al cielo (mio papa' mi ha aiutato
senz'altro!) e mentre lo speaker scandisce il mio nome, con il nodo alla
gola, ricordo perchè son qui: per noi, infatti, lo sport sarà pure gravato
da sacrifici, ma è anche fonte di enorme gioia e di grandi amicizie....
Alla Rocky, parte seconda, mi verrebbe da
urlare: "Adrianaaaaa!!! Ce l'ho fattaaaaaa!!!"
Allora, ragazzi, siamo pronti per la prossima?
Vi abbraccio tutti e... FORZA DRAGHI !!!
22/06/2005 Maratona di Pisa PISA: UN RITORNO ALL’ESORDIO…
All’arrivo a Pisa, subito a ritirare il pettorale con Carlo e Jose, ed entravamo già nell’atmosfera pre-maratona, con molti dei 671 podisti iscritti (di cui 85 donne) presenti nell’expo-maratona. Una telefonata a Graziano affinché mi tranquillizzasse… infatti iniziavano ad aumentare dentro di me i timori e l’ansia… parlando con lui al telefono ero vicina al pianto… mai mi era successa una cosa simile!! Nemmeno in occasione della mia prima esperienza nel 2000, proprio qui a Pisa, quando ero molto tranquilla e serena, mentre in quell’occasione ad essere agitato per me era proprio Graziano… Ma torniamo al 4 giugno 2005: dopo la telefonata, partivo per una mezz’oretta di corsa, da sola, perché Carlo e Jose preferivano riposare… e in fondo mi faceva piacere. Visto il mio stato d’animo, avevo bisogno di stare un po’ sola a parlare con me stessa. Dopo un breve giro nei dintorni dell’albergo, giungevo sul Lungo Arno e poco più avanti scorgevo i muraglioni dei Giardini Scotto, luogo di partenza e arrivo della maratona del 2000. Li raggiungevo e mi venivano le lacrime agli occhi per l’emozione!! E sentivo salire dentro di me una grande forza, una carica immensa per l’indomani. Qualche piccolo timore rimaneva e lo esprimevo a Jose a Pontedera, la mattina del 5 giugno, prima della partenza… ma lei giustamente mi ricordava che proprio perché non ero ben preparata e non avevo aspettative, potevo correre con maggior tranquillità e serenità… grande Jose!! Grazie per le tue parole!! Alla partenza ero nelle prime file e tra gli/le altri/e c’erano anche l’inossidabile Maria Grazia Navacchia (un mito per me!!!) e la recente conoscenza degli italiani di Celle, Mara Antongiovanni (toscana del G.S.Lammari). L’emozione aumentava e la tensione scendeva, i miei timori erano quasi completamente sopiti… e si scioglievano completamente dopo lo sparo che dava inizio alla gara. Dopo le parole di Jose, avevo deciso di non far caso al cronometro, ma di correre a sensazione… e così è stato, mi sono immersa nei bei paesaggi toscani, seguendo gli atleti che davanti a me facevano il loro ritmo, alcuni chiacchierando, altri ansimando, ognuno al suo passo, ognuno con i suoi pensieri, ma tutti accomunati dall’emozione di correre la maratona. Tra l’8° e il 9° km mi raggiungeva Jose, partita leggermente più indietro e più piano e stavamo insieme per un po’ di chilometri. Pensavo che avremmo potuto arrivare insieme al traguardo, anche se temevo di non riuscire a tenere il suo ritmo fino in fondo… ed invece ad un certo punto era lei che si staccava… ed io proseguivo, insieme a me stessa, ai miei pensieri e alla mia convinzione, godendo pienamente l’emozione intensa di questa esperienza. Passaggio alla mezza in 1h39’43”, ed avevo delle sensazioni buonissime, anche se il caldo iniziava a farsi sentire, nonostante gli ottimi e frequenti ristori. Verso il 23° km raggiungevo Carlo e pensavo che potevamo concludere insieme questa maratona, come già era stato lo scorso 20 marzo a Vigarano. Ma per lui non era giornata, alternava la corsa al cammino… allora io proseguivo, “raccogliendo” molti podisti sul mio cammino ed ero a mia volta raggiunta e superata da altri. Affrontavo alcuni chilometri impegnativi tra il 23° e il 28° km, ma la mia testa e il mio cuore ormai erano belli carichi e mi permettevano di non mollare… proprio da qui in poi, fino alla fine, mi sono ripetuta più volte che non dovevo mollare, che potevo farcela. Lo scarso allenamento dell’ultimo periodo e il caldo sempre più fastidioso (rischiavo più volte di prendere i crampi negli ultimi chilometri, nonostante mi fossi abbondantemente bagnata ed idratata con acqua e sali ogni 2,5km) mi obbligavano a rallentare il ritmo… ma non rallentava la mia convinzione, anzi, essa cresceva, così come l’emozione, che raggiungeva l’apice al momento in cui giungevo in Piazza dell’Arcivescovado, dove era posto il traguardo. Gambe a pezzi, piedi cotti, tanta stanchezza, ma soprattutto una gioia immensa, inesprimibile a parole, che può capire solo chi l’ha provata!! Ce l’ho fatta!!! Nonostante tutto, ho corso questa maratona, chiudendola con delle buone condizioni psico-fisiche ed anche con un tempo per me più che soddisfacente (3h28’05”). Ma soprattutto questa maratona mi ha dato una grande carica, come capita ogni volta che corro una 42 km, ma questa volta forse un po’ di più. E questa carica mi aiuterà nella corsa, ma anche nella vita. Un grazie a tutti coloro che mi sono stati vicini, a chi ci ha creduto e a chi non ci ha creduto. Un grazie speciale a Roberto dell’ASAD Biella, perché in molti momenti, quando faticavo, ho pensato a lui e alla sua grinta!!! Ed ora penso già alla mia prossima maratona…. Monica
22/05/2005 100km del passatore (Firenze-Faenza) 50 volte maratona (29+21)
Tratto dal resoconto di Luca Ferrario pubblicato su www.podisti.it:
“Volevo raccontarvi in particolare di due episodi che mi sono rimasti impressi. Il primo è quello di un atleta giunto al ristoro in ottima posizione ma in grave crisi. Camminava già da molti chilometri e, dopo essersi rifocillato si è seduto, è stato coperto ed è rimasto così per non meno di 20/30 minuti; non riusciva infatti a ripartire, nonostante l'aiuto del personale medico. Alla fine, aiutato da Luca Zava, i due sono ripartiti insieme.”
Era il mio 80° km. quello dove il corpo ormai vacillava, e la mente si era arresa! Alla partenza non mi sembrava fosse piu’ caldo dell’anno prima, avevo percorso piu’ km dell’anno prima, e questa era la mia 50° gara su distanze dalla maratona in su’, piu’ precisamente la 21° ultramaratona (+ 29 maratone). Mi ero prefissato un appuntamento a Faenza in modo da arrivare entro le 9 ore, una tabellina di marcia come riferimento con parziali di 5 km in 5 km. I riscontri fino a 3 settimane prima della gara erano ottimi, poi pero’ la fatica si è fatta sentire!(3 gare con un totale di 263 km percorsi in 30 giorni!!) Il primo campanello era suonato alla staffetta di Savigliano, ero imballato gia’ dopo meno di un km dal via. Nei giorni seguenti a fatica ho ritrovato delle sensazioni migliori, e la fiducia è in parte riapparsa dopo aver partecipato a Celle come riserva alla staffetta. Poco prima del via un ulteriore incitamento ad Alex, ero convinto che potesse fare un’ottima gara e non temevo di dirglielo apertamente. Inutile dire che per Giovanni nutrivo molti dubbi in piu’ ma la minor confidenza mi ha impedito di parlargliene. Assieme a me c’era quell’inossidabile ultrarunner di Claudio Diatto che come i gatti anche lui ha sette vite e non molla mai! Si parte e fino al 25 km per me sembra essere tutto positivo solo l’acqua dei rifornimenti è eccessivamente calda. Cio comporta una difficoltà nell’abbassare la temperatura del corpo oltre che a reintegrare correttamente i liquidi persi. E’ sì fa caldo, molto caldo e sino al 35° km oltre a Santi e Madonne varie vedo anche Paperino, Qui Quo Qua e Pippo….! Confido che piu’ la salita si fara’ dura piu’ la calura calera’, ed in effetti la salita alla Colla (oltre 900 mt. Slm) la corro tutta senza eccessivo affanno recuperando parecchie posizioni. Scollino in 4h 22’ in ritardo di soli 22’ sulla tabella di marcia, sono 44° assoluto, sono a meta’ gara pero’ faccio fatica a bere e mangiucchiare qualcosa. Inizio la discesa e le gambe girano bene tanto da poter pensare che il ritardo possa essere in parte recuperato, avverto però che i rifornimenti non sono ricchi come in passato e l’acqua ha sempre una temperatura troppo alta e che quindi le pareti dell’intestino anziché favorirne l’assorbimento la piantano lì nello stomaco! Al rifornimento del 65° km. il primo scherzo della sorte, cerco una fontanella per bere e lavarmi con acqua fresca, ma quando riparto non mi accorgo di uno scalino e cado prendendo una distorsione alla caviglia sinistra, bene penso il ginocchio è salvo, tributo per 200/300 metri poi il dolore scompare. Dal 70° km in poi finisce la mia gara! Non so ancora oggi cosa sia effettivamente accaduto ma prima il corpo poi la mente hanno vacillato in maniera incredibile; potranno essere state tante piccole cose messe assieme ma non ho lottato come in passato avevo fatto, ho “tirato i remi in barca” arrivando all’80 km. spossato, bianco in volto, con capogiri e senza riuscire a mangiare alcunche’! Un Paramedico mi ha controllato la saturazione del sangue ed è risultato che scorreva poco, troppo poco ossigeno nelle mie vene, il cardiofrequenzimetro dopo oltre 20’ di sosta seduto e coperto non scendeva sotto i 100 battiti al minuto! Stavo ormai per prendere la decisione di attendere la Scopa anche perché se provavo ad alzarmi in piedi tutto girava (un po’ come dopo il primo vero bacio!) ed ecco arrivare (non in molto migliori condizioni a dire il vero) LUCA ZAVA nazionale della 24 ore e gia’ compagno di battaglie che vedendomi lì in quelle condizioni, dice “Giorgio! Non si puo’ non arrivare in fondo al Passatore! Dovessimo anche camminare sino al traguardo non importa in quanto tempo ma ci si deve arrivare!” tralascio la discussione da semaforo che ne scaturisce tra il mio timore di andare per terra e il suo gentile insistere, tantè che quasi sottobraccio provo a ripartire CAMMINANDO! Poco dopo si unisce a noi ENRICO VEDILEI (nazionale della 100 km) e tutti e tre abbiamo proseguito assieme, senza mai mettere in discussione il fatto “CHE SAREMMO ARRIVATI ASSIEME!!!!!” Intorno al 86° km. utilizzando le risorse economiche di Enrico (ben 3 Euro e 70 cent) siamo entrati in un bar e col buon cuore dell’oste che ha ci ha offerto la differenza siamo riusciti a bere una coca cola ciascuno! Ci vuole così poco per essere felici! E noi lo eravamo! Ci stavamo conquistando il Passatore con le unghie, tutti e tre con esperienze di gran lunga migliori sia sulle 100 (Enrico) che sulle 24 ore (Luca). Durante il cammino ci siamo raccontati cose che mai avremmo pensato di dirci, senza mai smettere di incitare chi ci superava! Ogni occasione era buona per non pensare alla strada che mancava, ma un’altra sorpresa era lì pronta per noi. Enrico Vedilei aveva dietro il cellulare e intorno al 94° km riceve la telefonata di Mario Fattore (bicampione del mondo sulla 100 km.) vincitore della gara che gli chiede dove caspita sia finito e tra lo stupore e il divertito apprende della nostra situazione e senza anticiparci nulla prende la macchina e ci viene incontro con caffè e cioccolatini! Ragazzi questa è solidarietà sportiva che va al di là di ogni egoismo!!! Ci fermiamo qualche minuto, scambiando impressioni sulla gara di Mario e sulla nostra come se fosse già terminata per tutti, ma così non è salutando Mario che andrà a dormire noi ci spariamo gli ultimi km.! Poco prima del traguardo rubiamo dei fiori dalle fioriere comunali di Faenza, saranno il nostro omaggio per le Miss che ci accoglieranno con la medaglia dei finischer! Poi ancora un atto goliardico, … la foto sul podio che ci siamo guadagnati! Questo è molto sintetizzato il racconto della parte più pubblica della mia gara, ma dentro non è affatto così! Ho mollato, ho vacillato, non ho avuto la solita forza per tirare avanti e solo grazie a Luca Zava sono arrivato in fondo! Da solo mai e poi mai mi sarei fatto oltre 4 ore camminando con i piedi piagati. Mi sono trovato stanco mentalmente, e forse è il momento di riflettere attentamente sulle corse fatte e sulle cose importati della vita da fare. A Celle qualcuno mi ha guardato strano quando ho lasciato intendere i programmi per il prossimo anno, ma credo che ognuno di noi di fronte alla propria coscienza non possa permettersi di mentire, e oggi non è il giorno dopo la gara che tutto sembra diverso, sono passati 5 giorni e tempo per riflettere ce n’è già stato, ma mi prenderò ancora del tempo, perché i programmi di quest’anno lo meritano. Infatti questa settimana sono uscito a correre tutte le sere nonostante le piaghe sui piedi, nonostante un quadricipite femorale duro come il legno quasi per esorcizzare il timore di non assaporare allo stesso modo la corsa. Non è ancora definita quella piccola cosa (vedi il precedente racconto) da fare che non dipende solo da me, ci vorrà ancora qualche settimana, poi dopo avrò modo di guardare serenamente dentro “quel seme che è nel mio giardino” . Un abbraccio a tutti giorgio
08/05/2005 ecomaratona LO STATO DI GRAZIA Alcuni anni fa avevo letto con molto
interesse un articolo del compianto Walter Merlo sullo "Stato di Grazia".
Nulla di politico si intende, ma quella situazione in cui tutto gira per il
giusto verso senza fatica apparente; dove anche la più grossa difficoltà
passa in secondo piano perchè mente e fisico sono superiori a qualunque
cosa. Lo "Stato di Grazia" in quanto tale, però ha in sè un'insidia,
naturalmente tipicamente umana, che è la paura che tale stato termini.
10/04/2005 Alzano Lombardo (BG). 1440 non è il numero di pettorale riservatomi dalla sorte!
Lo scorso hanno a metà Aprile in occasione della mia
precedente partecipazione alla 24 ore di Alzano Lombardo Memorial Alex
Baroni (sì il cantante prematuramente scomparso alcuni anni fà in un
incidente stradale) la sorte mi aveva assegnato il pettorale 17. No non sono
superstizioso, ma la gara non andò assolutamente bene, tanto da farmi
ritenere il "famoso bicchiere" mezzo vuoto. Ben volle però la sorte,nel
corso del 2004, poco alla volta di riempirmi il bicchiere permettendomi di
migliorare tutte le mie prestazioni dai 5 km alla 24 ore! e non solo, come
forse ormai tutti sapete, mi portò poi il Titolo Italiano di Categoria nelle
30 miglia e
qualche settimana dopo il 3° posto assoluto alla 24ore di San Giovanni
Lupatoto (VR) valevole come Campionato Italiano assoluto (2° di categoria)
con il personale di km.191,5299.
Così dopo la buona esperienza della Strasimeno (...)
venerdì 08 con "l'amorevole compagna" parto per Alzano Lombardo.
Nella Bergamasca un tempo da Lupi, ma dicono che anche
qui non si è scherzato!
Sabato mattina la pioggia ci abbandona per 20 minuti e ci
lascia montare la tenda (nostro campo base, soprattutto di Michela
assistente personale dotata di pazienza degna di un Santo tra i più bravi)
per poi ricominciare a piovere sin oltre le ore 10.30 della partenza. Avevo
confidato a Renato Alberti della Podistica di Villafalletto che sarebbe
stato impossibile ripetere il risultato del 2004, in considerazione che il
mese di marzo non era stato produttivo come speravo; poi perchè ad inizio
primavera le cose non mi erano mai andate bene; poi perchè leggendo la lista
degli iscritti c'erano almeno 10/12 specialisti più forti di me; poi perchè
nelle ultime 2 settimane avevo preso 2 distorsioni alla caviglia destra.
Comunque con un tempo freddo, umido e piovoso si parte, e
mai in Italia si era registrata alla partenza di una 24ore la presenza di 69
atleti. Abbiamo anche preso una grandinata nel tardo pomeriggio con la
temperatura che a sfiorato i 3 gradi.
Di notte però la pioggia ci ha risparmiato, non il
freddo. Sono arrivato ad avere indosso contemporaneamente per il
tronco oltre alla maglietta sociale, 2 maglie tecniche termiche intime da
sci, piu' una maglia termica invernale, piu' il k-way; per le gambe un
pinocchietto estivo, più una calzamaglia termica invernale con guanti e
cappello di lana. Un bel peso, non c'è che dire.
Veniamo alla gara, partenza prudente e sono 16° alla
prima ora poi scalo al 18° posto. Passo alla maratona in poco meno di 4 ore
e sono risalito al 12° posto.Alla settima ora sono 9° e passo all'ottava
ora nella stessa posizione con 80 km fatti; ma è ancora presto per valutare
se le cose vanno bene, sono sicuramente troppo veloce ma le cose non stanno
andando male e questo serve, eccome se serve!
Passo i 100 km. in 10h41' ottavo. Uso la testa, le cose
vanno bene, è inutile sprecare energie, l'esperienza mi insegna che si puo
fare davvero la differenza al mattino presto. Alla 13° ora mi fermo per 30
minuti e mi faccio massaggiare. Alcuni avversari più forti di me stanno
pagando la partenza forte e cio' mi garantisce che la sosta non dovrebbe
pregiudirare piu' di tanto le cose. Inizio ad avere male al tendine tibiale
della gamba sinistra, le distorsioni alla caviglia si fanno sentire
squilibrando in modo involontario gli appoggi dei piedi. Alla 19° ora decido
una nuova sosta, sono sempre al 10° posto. Mi vado a coricare nella tenda e
resto fermo un ora abbondante. Quando riparto sono 12° e mancano solo 4 ore
alla fine. E qui si fa la differenza. Non ci sono più scuse, ora si deve
tentare il tutto per tutto. Ci provo, con la testa sto bene,un po' meno il
tendine e comunque le soste sono servite, certo i km. non saranno tanti
alla fine ma visto le premesse .... recupero "facilmente" 3 posizioni. Nel
mio piccolo aiuto il leader della gara, Sergio Orsi, che sta tentando il
record italiano, ma nelle ultime 3 ore fatica, io in quei momenti ne ho di
piu' corro mezzo metro avanti gli faccio il passo, parliamo, ci si deve
provare, obiettivi diversi, fatica uguale e condivisa.
Per risalire all'ottavo posto assoluto fatico ma alla
fine ci riesco! Sono felice, felice, felice! La Strasimeno del mese
prima ha insegnato ancora qualcosa, da quella sofferta gara sono cresciuto
dentro. Sono seduto in pista, piango, il fotografo ufficiale non si lascia
scappare l'occasione e mi immortala 2, 3 volte.Spero di poter recuperare
quelle foto. Mi alzo, mi abbraccia Michela , mi ritrovo vicino a Sergio Orsi
che ha chiuso con km.241,378, purtroppo senza record, ci
abbracciamo intensamente, ci si abbraccia con altri compagni di avventura,
sono momenti indimenticabili vissuti alla fine di una settimana in cui anche
la scomparsa di Giovanni Paolo II mi ha segnato nell'animo.
Ho fatto km.175,877 e solo due ore dopo scopro di aver
vinto il Titolo Italiano di Categoria. Non ci credo, non ho un gran
motore, porto sulle gambe ferite di vecchie battaglie podistiche, ho
legamenti rifatti ed altri ormai mancanti, non ho tempi eccezionali, però
credo (ne sto prendendo coscienza solo in quest'ultimo periodo) di avere una
volontà e una determinazione incredibile. Con questo non voglio essere
presuntuoso, ma credetemi, ognuno di noi, di Voi, possiede delle doti, dei
Talenti, che non sa di avere, basta trovare la chiave,aprirsi a se stessi
per osservarsi dentro! Io la mia chiave forse l'ho trovata ed ora provo ad
infilarla nella toppa. Poi la mia gioia va condivisa con
Michela....disponibile ai miei "nervosismi da stanchezza" tanto da non
mandarmi a quel paese e continuare a starmi accanto. E poi consentitemi un
ringraziamento pubblico a Monica e Graziano con i quali esiste una
corrispondenza via MAIL ormai da tempo,perchè entrambi mi coccolano....e
questa volta ho usato la maglia della squadra!!!
Un abbraccio ultraKilometrico a tutti.
ggiorgio
Approposito, 1440 sono i minuti che ci sono in 24 ore!!!
27/02/2005 Calderara di Reno
Sabato 26/02/05: si parte con la fedele compagna (che
torna a viaggiare e a fare assistenza) per Salsomaggiore dove il giorno dopo
avrei dovuto correre la Maratona dei Luoghi Verdiani.
Ebbena mai dare nulla per scontato! al pomeriggio del
sabato alle ore 13.30 sono gia' sotto le coperte con 39° di febbre!
Incredibile anch'io posso prendere l'influenza, e già
perchè era ormai diversi anni che tutto filava liscio.
Domenica 27/02 alle ore 08,30 circa, Michela mi carica in
auto e mi riporta a casa percorrendo i primi 18 km del percorso della gara,
ma Vi assicuro che della Maratona non ero neanche in grado di capire il
significato e a me che piace molto guidare in quell'occasione se non ci
fosse stata Michela a riportarmi a casa sarei rimasto là almeno 5 giorni
(quelli necessari a guarire!).
Febbre fino a tutto martedì! ma bisognava guarire e
quindi mi iscrivo alla Strasimeno (Ultramaratona da 60 km) con la sempre
forte convinzione che volere è potere!
Venerdi' 04/03 torno a lavorare con tosse ed altri
sfigati compagni nei bronchi!
Sabato 05/03 corro 37' tribulando non poco!
Domenica 06/03 alle 08.30 decido di provare a stare sulle
gambe un po' di più e corro a Bra per la 9 miglia.
Ragazzi è stata difficile: gambe dure e molli allo stesso
tempo, la tosse che ti accompagna per farti sentire la sua compagnia!
Sorgono i primi dubbi; 15 km. sono stati duri, come sarà
fare 4 volte tale distanza con un bel po' di salita?
Beh! non resta che provarci!
Nella settimana che precede la gara mi alleno
delicatamente tutte le sere e le sensazioni vanno poco a poco migliorando
anche se quadricipiti femorali e gemelli gridano vendetta!
Sabato mattina si parte in compagnia di Beltramino
Osvaldo classe 1962 della Atletica Tre Valli di Pinerolo (Ultramaratoneta
con i fiocchi, - nel suo curriculum tante gran fondo in bicicletta diverse
24h con oltre 207 km. campione Italiano 2004 su strada; la mitica Nove
colli fatta sia in bici che di corsa; quantità industriali di 100 km. tra
cui la neonata Trapani Palermo del 27/02/2005 chiusa tra vento pioggia e
grandine in 9h00').
Domenica 13/03 mattina buona colazione e ci si avvia alla
partenza dall'albergo di corsa e con gli zaini per i cambi.
Ci si incontra con gente più o meno forta ma guardandosi
attorno si capisce che in gara, alla testa della gara saranno scintille!
Sono presenti Ardemagni, Sartori, Lavarda, Caravaggio,
Pisani, Mammoli, Beltramino e così effettivamente sarà!
Ma veniamo a quella gara che nelle mie intenzioni mi
avrebbe dovuto portare al personale che ritengo alla mia portata di circa
4h 48'.
I primi 10 km. scorrono via con un unico problema: il
quadricipide femorale della gamba sinistra non è a posto! duole e non poco.
I Ritmi sono quelli prefissati 4'35"/km. e tutto procede
abbastanza bene.
Passaggio alla mezza in 1h35'40" (come sempre sono un
orologio!) ma incomincio a constatare che spendo troppo.
Il cardiofrequenzimetro dice che va tutto bene eppure l'esprienza
conferma tutto bene ma spendo troppo!
30° km, la salita piu' lunga (4 km circa) la prendo al
risparmio, ho mal di stomaco,non digerisco l'acqua dei rifornimenti,
purtroppo ci sono solo sali e acqua naturale, di gasato nulla e quindi si fa
dura (nelle abitudini di moltri ultrarunner c'è il bisogno di bere gasato)
soffro il freddo ma non fa freddo, recupero diverse posizioni e in cima sono
nei primi venti.
La discesa compie l'opera tanto temuta. Tutto si rovina
in 3 km. Il mal di stomaco è quasi insopportabile e chiedo carta di giornale
per coprirmi ed ottengo un telino in alluminio che mi fascio intorno al
ventre. Non migliora e al 35° km. vacillo mentalmente! fare 25 km. in questo
modo sono tanti. Il ritmo però ancora non cala troppo.
Passo al 42° il 3h25' ma non riesco ad alimentarmi. Le
gambe e forse ancora di più la testa si inchiodano! Ci fosse un auto
dell'organizzazione ci salirei, cammino, il vento soffia abbastanza forte
contro, stacco il pettorale, è inutile sto soffrendo come mai mi era
capitato! Cerco di ragionare, cerco scuse, riattacco il pettorale ... si
l'influenza ha il suo peso, e questa è forse l'unica verità! sono vuoto e
sono solo! Però cammino e vado avanti!
Bene questo km. l'ho fatto a 9'30" ho migliorato il
precedente di quasi un minuto! Cerco, scavo dentro di me, sono sicuro ci
sono le risorse per non ritirarmi, in fondo quando parto per le 24 ore so
bene che camminerò! Penso alle parole della canzone "Un giorno credi",
penso a Galeazzi quando nella foga delle telecronache di cannottaggio urla
"andiamo a prenderci quella medaglia!" la mia ennesima patacca da chiudere
in una scatola!
Penso che nel 1999 quando al DEVIL TRAIL mi sono ritirato
e poi mi sono pentito 10, 100, 1000 volte.
Penso: mi sto facendo del male? che male vuoi farti a
questi ritmi. di correre neanche a parlarne! sempre sopra i 9' al km!
Mi raggiungono conoscenti che capiscono il mio problema,
e' il 48 km! però mancano solo 12 km. dai che si puo' fare!
Ecco forse ho pagato il prezzo che dovevo, riesco a
correre, va bene 7'20" al km, miglioro arrivo a fare anche un 6'06" al 54
km.
E' un fuoco di paglia il km dopo oltre i 6'50"! Va bene,
le risorse tanto cercate non sono nel fisico, sono negli affetti, sono nella
mente, sono nell'esperienza, sono dentro di me, dentro di noi, basta trovare
la chiave. Non importa se le cose non vanno come ci si aspetta, vanno come è
"disegnato" che vadano!
Supero un atleta! non ci posso credere mancano 3 km e in
queste condizioni supero un avversario. Mi fermo lo aspetto e incoraggio ma
gentilmente mi chiede di essere lasciato solo! E' giusto così! Si deve
essere soli per conoscersi! Gli ultimi 2 km. sono di salita!
Mi corre incontro Beltramino (sapro' dopo che è arrivato
9° assoluto in 4h24') ha ricevuto informazioni devastanti sulle mie
condizioni ed è strafelice di vedermi lottare contro me stesso! La strada
sale, a me la salita e' sempre piaciuta, manca 1 km. la strada sale il vento
continua a soffiare contro e la strada sale! Mancano 500 metri ed ho gli
occhi lucidi!
Con le unghie e con la forza che ho faticato a trovare ma
ho trovato! 2h 12' per fare gli ultimi 18 km.
E' stato un successo! Quante cose ho imparato, saranno
utili in futuro, lo saranno sicuramente!
E' una gara meravigliosa! è il terzo anno consecutivo che
la faccio, e ci tornerò!
Sono contento! e' il giorno dopo e sono orgoglioso di me
stesso! No non è stato assolutamente facile! E' stata durissima, come mai
in passato! ma sono felice e credetemi non c'è cosa più bella che regalarsi
un attimo di felicità!!!
ggiorgio
31/12/2004 Calderara di Reno correre è meravigliosamente bello!
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