HOME News classifiche foto tesseramento link depliant contattaci calendari atleti le nostre gare

 

HOME

News

Archivio news

moduli per nuovo tesseramento

Risultati - classifiche 

Celle Macra

Sentieri Cervascesi


LA CHAMINADO
DI CUNEO

foto

Borgo S.Dalmazzo
chi siamo
Campionato sociale
Le nostre gare

Appuntamenti del mese

la mezza di caraglio

depliant gare
Racconti

contattaci

link
elenco tesserati
calendari gare
I nostri Atleti


Avete fatto una maratona, una maratonina o una non competitiva in giro per il mondo e volete condividere la vostra esperienza?
Mandaci foto e un breve racconto e verrà pubblicato qui

Per inviarci il tuo racconto clicca qui

 

Dicenbre 2013
Ringraziamneti.... di Daniele Crosio

Novembre 2013
Il maratoneta.... di Silvano Bertaina

Marzo 2013
Le mia scarpe... di Silvano Bertaina

Ottobre 2012
Amplifon - Intervista ad Eufemia

Agosto 2012
Quechua_marathon... di Silvano Bertaina

Aprile 2012
Marathon des Sables... di Roberto Cravero

Marzo 2012
Irlanda.... di Silvano Bertaina

Dicembre 2011
I Runners... di Silvano Bertaina

Giugno 2011
La repubblica Ceca.... di Silvano Bertaina

Marzo 2011
La mia maratona..... di Marco Aragno

25-26 settembre 2009
La mia Spartathlon 2009 ..... di Paolo "Chersogno" Rovera

L'altra metà della Spartathlon ..... di Giorgio Garello

15 marzo 2008
Che bello ritrovare la fiducia in se stessi, soffrire e non mollare, asciugarsi il sudore misto alle lacrime di gioia. Barcollare ma urlarsi dentro... vai che ci sei... è finita. Tirar fuori l'ultima energia, l'ultimo sudore e la prima lacrima..... E' finita. Brescia 3h34'34  Carlo Rosa

28 settembre 2008      
Le Porte di Pietra ..... di Gilberto Costa      

29-30 agosto 2008
Il mio UTMB 2008 ...... di Paolo "Chersogno" Rovera

22 dicembre 2006

Lettera aperta alla "mia" Squadra.

Nella mia vita, mi sono sempre contraddistinto per avere un carattere molto particolare, e credo per molti,  di difficile interpretazione.
Ma una cosa è certa, sono sempre stato fedele a me stesso ed alle mie idee, e pur avendo scoperto in questi anni di avere una forza interiore forse un po' superiore alla media, non ho voglia superati i 40 anni di scendere a compromessi con me stesso e quindi voglio avere un equilibrio interiore "incorruttibile".
Questo giro di parole per introdurre la scelta fatta in questi giorni e accettata con Grande Amicizia da Monica e Graziano di cambiare squadra per una scelta di coerenza con me stesso.
Vero è che gli stimoli della vita di squadra in questi ultimi 2 anni li avevo persi, credo soprattutto per le mie scelte agonistiche molto particolari, ma perchè le cose troppo grosse (leggi squadre numerose) non mi sono mai andate a genio.
Avevo dei contatti tra gli amici dei Runners Bergamo e dagli amici dell'Atletica Villa de Sanctis di Roma, ma sarei stato incoerente con le cose accennate prima, due squadroni di Ultramaratona, che si contendono la leader ship Italiana, ma squadre con tantissimi atleti.
Quindi....ho bussato alla porta di  una squadra, penso sconosciuta a tutti Voi,  ma della nostra terra,  perchè portare il nome del Cuneese in giro è troppo importante anche per un senza terra come me.
Poi il mio lavoro, che mi ha aperto nuove strade nel mondo dello sport e nuove conoscenze, sia persone e  sia "di modo" di fare sport, di insegnare a fare dell'attività fisica a persone che nulla sanno, nè nulla vogliono sapere di AGONISMO,  ma si avvicinano alla pratica sportiva esclusivamente per il benessere personale, sia fisico che mentale.
Scoprire che "l'impresa" , "il tempo incredibile" , "la distanza insuperabile" sono solo un aspetto del mondo dello sport.
L'incredibile sta nel porsi l'obiettivo di imparare anche a 60 anni a camminare in maniera produttiva e costruttiva, l'incredibile è fare un giro da 5 km, l'incredibile e' volersi talmente bene da dare continuità a questa pratica, e che ripeto è stupefaciente per il corpo, per la mente, per Se stessi!
Con questo non voglio dire che abbandono la corsa, che è la cosa che più ho amato (a parte Michela) nella mia vita, anche perchè mi sono posto un obiettivo importante, la ciliegina sulla torta di una "carriera" nel mondo dell'Ultramaratona e che comunque andrà sarà stato giusto provarci con tutta la forza (lecita) possibile, ma voglio dire che non esiste solo la corsa.
Mi sono lasciato coinvolgere in alcuni progetti, che mi impegneranno spero in modo divertente e non stressante nel mondo della maratona, e se sarò sufficientemente bravo daranno un significato a queste parole.
Lascio al termine di questa mia lettera alla mia "ex" squadra, il mio sentimento di amicizia che in questi anni è stato coltivato in modo alterno (soprattutto da parte mia e sopratutto ... ahimè e ancora per mia scelta, dopo la fusione con la Caragliese)  con la consapevolezza che mi avete coccolato tutte le volte che mi avete incontrato nelle mie rare presenze di corse in provincia.
E' questo fa' di tutti Voi delle persone Importanti e Speciali che sono servite a far crescere la stima che ho verso ognuno di voi e verso la Dirigenza della Squadra.
Vi saluto con le parole che spesso accompagnano il mio incedere negli allenamenti, parole di una persona che mi manca e l'ho potuto verificare solo dopo la sua scomparsa,  "Per riuscire nella vita bisogna perseverare nella fatica. E chi fa sport questo lo sa bene. Solo a prezzo di duri allenamenti si ottengono risultati"  Giovanni Paolo II°

Giorgio
capace di correre nell'infinito

 

8-9 aprile 2006 24 h del delfino

LACRIMONI AGLI OCCHI, MA BEN NASCOSTI.


Mai più pensavo di vivere un week end come quello appena trascorso.
Leggendo le righe del buon Fabio Rossi non mi rimangio nulla sul modo in cui volevo affrontare la gara, ovvero voleva essere un buon allenamento per la 9 Colli, e fortunatamente ho come testimone quel "vecchiaccio" di Giovanni Migneco col quale ci eravamo confidati che se durante la sgambatina verso la 18/19 ora tutto era a posto sarebbe stato un peccato sprecare un occasione.
E' così è stato!  Carpe Diem dicevano i nostri padri latini,  ed entrambi quando abbiamo addentato la presa - anche grazie all'andamento della gara dei più quotati azzurri - non abbiamo più mollato.
Nel mio post gara seguito da trasferta lavorativa a Trento e Bolzano, mi rimane che faccio fatica ad alzare il braccio destro per una fastidiosa infiammazione all'articolazione della scapola (e a questo punto darò la colpa alla "vigorosa stretta di mano" di Fabio) mentre le gambe sono sostanzialmente a posto (evidentemente ... meno male che si corre con le gambe).
Ma la soddisfazione di ogni concorrente, come spesso deve avvinire,  va divisa e condivisa con tanti.
 Gli amici dei Runnersbergamo che come in passato hanno avuto la forza, e le capacità di mettere in piedi una manifestazione di livello magistrale e questa volta hanno avuto dalla loro anche Giove Pluvio (che ci ha risparmiato) e quindi tempo e temperature sono risultate ottimali. Per non far torto a nessuno di loro non faccio nomi, ma credo che anche l'ultimo dei "servitori inutili" ha dato il suo contributo per far sì che la I° edizione dei Campionati Italiani FIDAL della 24ore su strada siano filati via come un gioco da ragazzi: Complimentissimi!
Qualche nome va comunque ricordato, Giovanni Migneco - gara eccezzionale la sua - che dopo la 24° ora si è rifatto di corsa un bel pezzo del percorso per venirmi ad abbracciare (e quasi cadiamo per terra nella forte stretta) per condividere - lacrimoni agli occhi  ben nascoti ma presenti - un'amicizia nata per caso ma che sembra avere radici lontane nel tempo (sarà che sappiamo essere un pò bambini dal cuore tenero o saranno i trascorsi SCOUT ?) .  Entrambi abbiamo in cuore un sogno che con l'amore per lo sport che facciamo ed umiltà cercheremo di raggiungere (...) !
Dicevo amore,  e penso alla mia Michela, compagna di vita,  paziente che così come io ho migliorato le mie performance, lei ha migliorato la sua assistenza in corsa tanto da risultare "quasi" perfetta.
Poi Angela Gargano con la quale una parola è sempre un incoraggiamento, a patto che non sia notte fonda quando Lei riesce ad avanzare anche quasi dormendo. E le altre fanciulle sempre pronte a scambiare una parola con chiunque.
E Santo Borella, questa volta l'ho passato tante volte e ogni volta non potevo non pensare che 6 giorni prima aveva affrontato la Trapani Palermo,  quindi perchè mai io avrei dovuto avvertire la stanchezza se lui era lì e mi toccava superarlo ?  E Marco Cattaneo guerriero dal veloce passo che ha avuto il coraggio pur dichiarando varie volte  che si sarebbe fermato al 100 km poi alla 12° ora che poi .... ha  tenuto duro sino alla fine ? Un po' di futuro potrà essere anche suo.
Poi un complimento va fatto a quella ragazza amica di una concorrente - non abbiatevene ma non ricordo i loro nomi - che alla fine aveva le mani piagate per i continui applausi fatti per tutta la notte ad ogni passaggio ad ogni concorrente.
Poi un Grazie a quel compagno di corsa iscritto ma non partito e che ha partecipato con me ad ogni passo, ad ogni  
curva, ad ogni fatica e alla fine era nella mia gioia anche se avevo il telefonino spento e non ha potuto parlarmi subito ma ha dovuto aspettare che mi facessi vivo io!  A Claudio. Torneremo a camminare assieme !!! Torneremo assieme a Sant'Anna di Vinadio !!!
Ora concludo con una frase che ormai da un anno è applicata al mio computer in ufficio con un post it e che vorrei dedicare a tutti Voi amanti dell'impossibile e dell'incredibile mondo della corsa e che soprattutto mi ha accompagnato in quest'ultimo anno ogni volta che uscivo a correre perchè chi l'ha scritta mi manca moltissimo:
"Per riuscire nella vita bisogna perseverare nella fatica.  E chi fa sport questo lo sa bene.  Solo a prezzo di duri allenamenti si ottengono risultati"
Giovanni Paolo II
       
Ora voglio fare anche alcune considerazioni ancora più personali ma prima voglio ringraziare  tutti Voi che in questi giorni mi avete fatto giungere  parole e messaggi di stima.
Sapere di essere seguito e confortato anche a distanza è molto gratificante, e inorgoglisce non poco.
L'importante è, detto questo, godersi solo un pochino il momento,  e poi andare avanti.
Ma proprio per questo sento di dover aprirmi e testimoniare quelle sensazioni che nascono dalle cose vissute sulla propria pelle e che credo vadano fissate a memoria per i tempi bui.
Per la prima volta da quando corro ho avuto la capacità di andare oltre!
mi spiego meglio,  in tutta la gara ho avuto la capacità di gestire ogni singolo momento mantenendo una concentrazione superiore allo standard abituale, il che mi ha consentito di passare dalla 10° posizione di metà gara alla 3° finale con una progressione di motivazioni incredibile.
Per la prima volta ho avuto la capacità e la forza di spingere al di là della soglia di dolore astraendomi completamente da cio' che mi circondava e soprattutto vivendo la sensazione nell'ultima mezzora di essere riuscito a fermare il tempo.
Quando mi hanno chiamato il 200 giro non ho mollato e a scanso di equivoci e conteggi ne ho fatto ancora uno poi si ho mollato ed è comunque arrivato il 202°
Solo dopo l'arrivo mi sono reso conto di come i compagni di gara si spostavano per permettremi le traiettorie migliori e nello stesso tempo mi incitavano a non mollare.
Solo dopo l'arrivo mi sono reso conto  di come il pubblico nella zona del rifornimento/arrivo al mio passaggio facesse quasi la OLA con gli applausi.
Solo dopo l'arrivo ho saputo che Stefano Scevaroli (selezionatore dei nazionali con Franco Ranciaffi) circa 2h e mezza prima dell'arrivo aveva detto a Michela che era certo del mio risultato perchè vedeva nel mio atteggiamento una determinazione molto intensa e allora mancavano ancora   oltre 23 km a quello che sarebbe stato il risultato finale.
Non importa vincere, (anche se in 3 anni ho vinto 3 titoli Italiani di categoria IUTA con un bronzo e un argento assoluto e credo sia comunque giusto essere orgoglioso di cio')  importa realizzare i propri sogni:
1999: Prima Ultramaratona - Pistoia Abetone
2000: Prima SKI RACE con mesto abbandono a metà gara
2001: ginocchio crack!
2002: ricostruzione del ginocchio
2003: 30 miglia IUTA - Campione Italiano MM35 IUTA  e I°  24h corsa  
2004: 24h - pista - IUTA - 3°assoluto - 2° Italiano MM35 IUTA
2005: 24h - pista - IUTA - Campione Italiano MM40 IUTA
2006: 24h - strada - FIDAL - 2° assoluto - Campione Italiano MM40 IUTA
Giorgio Garello
capace di correre nell'infinito.

 

febbraio/2006 "No… io non credo più alle fate blu…" di Giorgio Garello

Aprile  2005.

Con quale ostinazione e con quale ricerca della precisione ci si è preparati alla gita fuori porta.

Mettere a frutto l’esperienza può  non bastare anche se dà un senso (urka!…) di superiorità. I consigli dati, servono a ripassare le scelte fatte in passato, ma poi alla fine sono solo parole di massima;  ognuno deve fare per sé, e soprattutto si scopre come sia vera la storiella del “muto che dice al sordo, quel cieco ci sta guardando!”

Posso raccontarti un sacco di cose in cui io credo ma quante volte la richiesta di un suggerimento si è rivelata a conti fatti un’ulteriore dubbio, perché si sa, da cosa nasce cosa.

Basta verificare quando si deve preparare la borsa per una trasferta, il mio rito è simile ad un trasloco gestito più dai sentimenti che dalla ragione.

Due se non tre paia di calze, anche quelle ormai fruste,  usate in non so più quale allenamento che però erano andate ancora … bene; due se non tre paia di calzoncini;  due se non tre tra canotte e magliette; e d’inverno il materiale tecnico antisudore, antivento,  antipanico,  tight e winter.

Le scarpe, superleggere, ultra super leggere, ultra higt mega legger … quando invece tutti i tecnici subordinano la scelta delle scarpe in base al tempo di rullata che fa la differenza solo per chi corre sotto i 3’15” – 3’20” a km.  mentre per tutti gli altri… credetemi non sono 50 gr in meno  che fanno guadagnare tanto quanti sono i danni realmente procurati ad articolazioni e muscoletti vari.

Potrei raccogliere un notevole quantità di risultati dove i personali vengono raggiunti con scarpe più protettive soprattutto se le distanze si allungano, e mi viene da paragonare la scelta di una scarpa superleggera con l’uso di una Ferrari. Nessuno di noi anche se guida tutti i giorni,  anche facendo tanti km.  non sarà mai in grado di sfruttare a pieno le qualità e le prestazioni reali di tale mezzo senza rischiare … di  farsi del male (o di farlo a qualcun’altro).

 

Maggio 2005.

Siamo in albergo.  Dico e scrivo “siamo”  perché eravamo in 2.

Un uomo che ha fatto della sua vita,  dei suoi sentimenti,  una professione.

Ricordo di aver sentito dire (erano gli indiani d’america o forse l’ho letto) che un bellissimo lupo scolpito nel legno era già nel legno! La mano che lo ha scolpito non ha fatto altro che tirarlo fuori, rendendolo visibile,  perchè ogni oggetto informe alla vista distratta dei più  ha in se un’anima.  Ogni scultura, ogni disegno, ogni quadro esistono già ed è l’artista colui il quale toglie il di più che c’è tutto intorno. Sembra facile, e un giorno credo coglierò l’occasione di provarci anch’io.

Quest’uomo, Claudio Diatto,  che tanto in questi 2 anni mi ha insegnato sulla caparbietà nel voler raggiungere degli obiettivi  e sulla serenità –magari apparente- nell’affrontare il quotidiano,  quella sera in albergo è stato fantastico nel credere nelle sue ipotesi,  nello smontare le sue ipotesi, nel ricostruire le sue ipotesi, nello smontare di nuovo una volta, due volte, tre volte le sue ipotesi sempre aggiungendo dubbi e certezze di volta in volta superiori per addivenire al risultato finale… “cosa metto nella borsa  che lascerò al passo della colla?”

Ero oramai disteso sul letto,  ascoltavo le sue dissertazioni su canotte antisudore e teorie sulle temperature medie della notte appenninica, tanto assorto dai suoi discorsi,  tanto da tirarmi su e controllare cosa io avessi messo nel sacco. C’era tutto,  ma avevo dimenticato un paio di cose.

No,  non me ne sono accorto subito ci sono volute 7 ore di corsa per scoprire che avevo dimenticato un po’ di umiltà e un pizzico di rispetto verso la distanza e verso il mio corpo.

 

Febbraio 2006.

Allenamenti, km, fatica, palestra, allenamenti, km, salite, stanchezza, ripetute, palestra,  freddo, neve, allenamenti, km,  freddo, fatica  … quante volte sono riuscito a correre sotto una nevicata quest’anno.

E’ piu’ difficile allacciarsi le scarpe a caldo in casa che il 5° minuto di corsa,  ed è sempre più facile a mano a mano che i minuti passano.

Essere guardato dalla gente che passa in macchina credendo di essere più furba pensando “chiel lì le propri en fulatun”  innonda  sempre  di libertà i miei pensieri.  Con un po’ di fantasia sembra di essere nel Klondike. La galaverna sui rami degli alberi e il timore che di lì a poco un lupo possa essere sulle tue tracce mentre tu segui i passi di un cucciolo selvatico entusiasma i ricordi dei libri di Jack London.

Ci vuole così poco per lasciarsi trasportare dalla fantasia, si coprono distanze infinite con la fantasia.

No stasera non corro!  un pizzico di rispetto verso la distanza e verso il mio corpo.

La “Gara” è ancora molto lontana!  E’ importante non sprecare risorse! E’ importante divertirsi nella fatica! E’ importante avere un’ equilibrio interiore elevato!

Ecco forse è questo il punto.  Sono una persona fortunata, la moglie accetta e condivide in silenzio questa passione, la salute nonostante i guai a cartilagini e tendini sembra accettabile, è quello che c’è dentro  che non funziona bene come in passato.

La profonda insoddisfazione per il mondo che mi circonda, il modo di pensare della maggior parte della gente, ottusa ed egoista di inutili futilità, sempre di corsa e frettolosa per arrivare prima; prima al supermercato, prima a parcheggiare, prima del tempo, prima del prima,  che dopo un attimo è comunque dopo,  e quindi a rincorrere il tempo che comunque scorre.

E’ necessario fermare ciò che gira tutto intorno, è necessario  rallentare la velocità con cui si gira intorno alle cose. I nostri vecchi ci hanno insegnato a pensare, a riflettere e il mondo andava avanti lo stesso.

E’ già, il mio incedere, il mio correre è fermare tutto il resto.

 Maggio 2006

E’ Sabato. E’ mezzogiorno.  Pronti via, i primi venti km scorrono abbastanza lentamente e siamo  tutti insieme. Speravo persino si andasse più piano. Le gambe non girano come vorrei, forse la testa vorrebbe essere da un'altra parte o forse anche questa volta sto cercando la chiave per aprire la porta dei timori, della fatica.  Sono silenzioso, non riesco a lasciarmi trasportare dall’euforia del momento. Sono concentrato. Devo frenare l’adrenalina, ci sarà il momento, ci saranno tanti momenti in cui né avrò bisogno.

Sono le 14.00, adesso si inizia davvero. Nuova partenza. Adesso il gruppo si sfalda quasi subito, c’è chi rallenta ulteriormente e chi invece fa la corsa in testa al gruppo.

Adesso si rischia di stare soli, calma, pensieri positivi fanno la differenza. Passa il primo colle. Abbastanza bene la salita, brutte sensazioni in discesa e ne mancano ancora 8, no ne mancano solo 8!

La distanza non cambia, l’interpretazione si! Un conto è pensare quanto  manca ancora all’arrivo, un conto è  pensare che manca solo più la distanza per arrivare.

Ancora e solo, sembra il caso, la distanza è  la stessa ma in queste due paroline c’è un senso molto più profondo  di quanto possa sembrare. E’ quello che leggo in “ancora e solo” è il sale delle interminabili distanze che ho corso. Ci sono  “ancora” dei km da fare e sei comunque “solo” nell’affrontarli.

Sono le 21.15 finalmente l’imbrunire avanza a grandi passi.

Sono le 22.30 finalmente è buio, faccio fatica a pensare a quanti colli ho fatto e a quanti ne mancano, ma finalmente l’oscurità nasconde il mio volto e il mio passo. Non incrociare più lo sguardo di alcuno amplifica ulteriormente quel senso di sfida con se stessi, quel senso di solitudine tanto cercato.

E’  l’ 01,47. C’è la luna piena e i silenziosi rumori della notte sono disturbati solo  ogni tanto dal rumore di  qualche auto, altrimenti solo piccoli fruscii tra l’erba a bordo strada di qualche topolino di campagna.

Le stelle fanno compagnia, ma alzare lo sguardo mi fa venire il capo giro, si scorge anche il luminoso passaggio di un satellite, cosa rara tanti anni fa ma oggi più frequente di quanto si possa credere.

Sento  il battito del cuore, lento, non affannato;  sento le arterie gonfiarsi di vita ad ogni pulsazione; sento la presenza di Dio, e mi riprometto prima o poi di fare pace con Lui, anche perché sono io che mi sono allontanato. Sento la gioia di vivere un’ esperienza unica, sento di essere piccolo piccolo.

Sono le 04.00 da quante ore avanzo? Ma chi me lo ha fatto fare?  porca galera ma è possibile che anche questa volta non sono stato capace di rinunciare?  Adesso sono qui stufo, stanco, cacchio! Sono davvero stanco! Sembra impossibile mettere un passo davanti all’altro.  L’odore del mio sudore mi dà fastidio,  le maglie né sono impregnate. Se mi passo la mano sulle gambe mi resta appiccicosa. Ma dentro di me, lo so, c’è  qualcosa che non mi fa rinunciare, un passo, un passo, un passo, ancora un passo, non importa la velocità, il ritmo, l’importante e spostare l’orizzonte.

Sono le 05.30. Bioritmi, alba, sveglia abituale, c’è grande energia. Le falcate ora sono vigorose, sembra di essere imbattibili,  l’ennesima salita affrontata come fosse la seconda, bello carico anche se sembra non finire mai. Avrei voglia di nutella o di qualcosa di sfizioso,  cappuccino e brioche quello veramente buono con la giusta quantità di schiuma e alla temperatura ideale per bere senza scottarsi.

E i km passano e la fatica non è più misurabile.

Sono le 11.40 certo che scalda. Fratello Sole hai sostituito Sorella Luna, ti sei portato via l’umidità della notte, il freddo acuito dalla stanchezza, ma adesso non ti sembra di esagerare? Ti velassi un po’ con qualche nuvola faresti cosa gradita.  Sembrano vaneggiamenti di un disperso nel deserto, sono invece pensieri aiutano ad essere in sintonia con la natura che mi circonda, ciò  non toglie che fa veramente caldo. L’acqua della borraccia è abbastanza calda e sgasata e pensa che quelli della gara in bici le buttano via le borracce,  ma se non altro quando ti superano ti incitano, per assurdo mi viene voglia di battagliare in salita, ma i miei 8 km/h sono un po’ pochi, dovrei fare almeno i 9,5 km/h per dargli filo da torcere ma gli oltre 170 km nelle gambe e le tante salite e le tante discese  si fanno sentire.

Sono le 13.05 l’arrivo si avvicina. Forse manca  meno di una mezza maratona. Cosa vuoi che sia.

E’ adesso che, porca miseria, mi emoziono, ho cercato di conservare l’adrenalina il più possibile ma qualche cedimento è necessario per tirare avanti. Mio padre, quando ero adolescente mi apostrofava come “superficiale” ed ora comprendo bene cosa intendeva! Nelle mie gambe c’è la sua volontà, che troppo presto se n’è andata. Nel mio cuore c’è il suo cuore espiantato e donato ad altri, nei suoi occhi le mie lacrime che spesso sgorgano alla fine di questi faticosi giocattoli.

Come vorrei che non terminasse mai questa terribile emozione.

 

Febbraio 2006

Farò il mio impossibile per arrivare in fondo alla NOVE COLLI.

 

06/01/2006 Maratona sul Brembo

Del buon Gregorio, di Fausto e dei loro  compagni dei RUNNERS BERGAMO  c'è da fidarsi!  Già,  è quasi ovvio, se non ci fanno "morire" di ora in ora durante la 24 ore magistralmente organizzata come mettere in dubbio che per la maratona ci fosse anche solo l'ombra di qualche sbavatura?
Ragazzi ci si cambia negli spogliatoi puliti ed accoglienti, al caldo,  prima della gara (brrrr....embo!!!) con temperatura esterna intorno allo zero, ma si vede il sole e quindi si capisce che la temperatura si sarebbe alzata alla soglia quasi ideale per correre la maratona. E' ciò a vantaggio dei tanti accompagnatori e -fatemelo dire- anche di quel povero speaker (Fabio Rossi)  che aveva ancora penzolanti dal naso e dalle orecchie stallattiti di ghiaccio che si erano formate sei giorni prima a Calderara.
Ebbene sì anche lui è stato (quasi al) caldo e appassionato!
Si incrociano gli sguardi di tanti amici, Paola Sanna, Maria Luisa Costetti col fedele Enrico Vedilei, Antonio Grotto (giunto da Parigi appositamente), Antonio Margiotta, Lorena Di Vito e Giorgio Marchesi, Antonio Mazzeo (urka quanti tifosi aveva al seguito) Robert Genetti, Reginella Peron e.... un sacco d'altri, ma basta scorrere la classifica per scoprire che i soliti ci sono sempre! 
Attenti  però ai mitici Alpini, che prima della gara spacciavano dell'ottimo vino al posto dell'acqua, tanto che Giovanni Migneco è riuscito,  "lottando" , ad avere entrambe le cose, un po' d'acqua subito prima della partenza e 12 bottiglie di vino che sono ormai (spero) nella sua cantina (un' occasione in piu' per andare a trovarlo a Roma per la maratona!!).
Partenza, gara, e giri che volano via, credo per ognuno in maniera regolare ed in un contesto di tranquillità senza doversi preoccupare di nulla che non il ripetere quel gesto che tanto ci appassiona che è correre!
Il giro di 2 km ci metteva poi nella condizione di rifornici -se necessario- più spesso del solito ma su un tavolo degno di maratone ben più blasonate, con tutto ciò che un maratoneta veloce o uno lento possano desiderare. Ogni cosa posta in ordine e con cartellini che identificavano le bevante calde o fresche oltre ad ogni ben di Dio di alimenti tipici per gente che corre.
Il percorso che costeggia il Parco Calloni non risultava affatto monotono (sicuramente meglio dei vialoni con auto parcheggiate di qualche grande città) anche perchè 150 podisti che si affiancano, che si superano di continuo con grande frequenza almeno sino alle 3h 30' fa si che ci si possa incitare o scambiare un cenno con la mano anche senza dirsi nulla,... è questo è un modo per condividere la fatica e farla sentire meno opprimente. Poi finalmente ho conosciuto di persona la pantera BAGHEERA proprio mentre correndo raccontavo che a Calderara avevo fatto gli ultimi kilometri trascinandomi a passo di leopardo, ma non credo che questo Lei lo abbia sentito.
 Dopo l'arrivo docce calde e un tavolo ristoro anch' esso ottimamente fornito prima di poter partecipare al MINESTRONE PARTY dove ci si scambiava propositi e sogni per l'anno nuovo anche aiutati da un Alpino  che offriva piccoli bicchierini di acqua molto alcolica!
Per concludere rubando lo slogan di una vecchia pubblicità si puo' tranquillamente affermare che " I RUNNER BERGAMO, SE NON CI FOSSERO BISOGNEREBBE INVENTARLI !!"

 

143 CLASSIFICATI ENTRO LE 6 ORE (143°Beppe Togni - 79 anni 5h50'37" oltre 670 maratone concluse in carriera!!!!)
Maschile:
1/Emanuele Zenucchi 2h31'41"
2/Damiano Cortinovis 2h35'15"
3/Marco Redaelli 2h35'20"
Femminile:
1/Daniela Vassalli 3h04'40" (2° maratona in carriera)
2/Lorena Di Vito 3h07'05"
3/Paola Sanna 3h 08'28"
 
Io 29° uomo / 32° assoluto 3h10'50" (buttalo via ...)
 
Sono molto soddisfatto di come ho risposto a quet'esperienza di 2 gare in 6 giorni senza nessun giorno di riposo nel mezzo.
Baci e abbracci a tutti
 
Giorgio Garello/gggggg

01/10/2005 8 ore di Capraia

 

Ragazzi,  quando Sergio Orsi mi ha invitato ad iscrivermi e a correre alla 8ore di Capraia ho pensato che era necessario regalarsi delle emozioni su ogni tipo di percorso.
Era ancora in me viva  la soddisfazione di aver corso un'ottima 50 km di Sanremo in considerazione dei fastidi ormai gravi della pubalgia.
Poi la possibilità di consolidare la posizione nel GRAND PRIX IUTA OXY BURN, sapendo per sommicapi come era il percorso, la valutazione che si poteva anche camminare soprattutto la discesa (e il mio povero ginocchio e non solo lui  questo aspetto lo avrebbe sicuramente apprezzato).
Venerdì sera gli organizzatori ci hanno coccolato con un lautissimo PASTA PARTY dove,  con i fedelissimi delle ultra, tra un tortello  e del buon salame toscano ci si è scambiati i soliti, ma sempre graditi combenevoli.  
Il piu' eroico ci è sembrato il bravo Genetti Roberto che sfoggiava bianca e gialla la maglietta da finischer della DURISSIMA CRO MAGNON.
Dopo cena tanto per gradire,  giro del percorso .... mitici i 123 gradini che portano al punto piu' alto della gara, diversi  tra loro in altezza e lunghezza con curve a gomito,  ma vi assicuro che il meglio era nella discesa che quasi al termine presentava una curva degna del miglior SUPER G  sciistico.
Per la cronaca ho corso con il GPS che mi ricordava (e ce n'è stato bisogno) che le pendenze erano di oltre il 24% !!!
La mattina della gara, il tempo ci ha regalato una giornata estiva, non c'era una nuvola e così è stato per tutto il giorno.
MARCO CANNIZZARO e i suoi hanno organizzato tutto veramente a puntino, anche il sole!!! e con tale bel tempo i banchi del rifornimento erano degni del miglior banchetto.
Mi spiace non aver assaggiato quasi nulla, ma la mia gara nella parte centrale,  è stata un calvario per via della pubalgia,  e l'aver camminato per oltre un'ora e mezza mi ha portato ha pensare di abbandonare.
Sergio Orsi mi ha convinto che dovevo scegliere se fermarmi o provare con un antidolorifico (ed io solo dopo un altro giro ho optato per la seconda possibilità).
Nel frattempo molti dei compagni d'avventura (e non solo di questa) condividevano con me il mio dolore.
Lo scorrere del tempo e la solidarietà di personaggi come Giovanni Migneco (che col suo gruppo di romani ha dominato la gara a squadre), di Santo Borella (... come se in cima alla salita non bastassero  Santi e Madonne ...  ne avevamo un in carne ed ossa) mi ha spinto con amore ed umiltà a continuare.
Amore ed umiltà parole rubate alla canzone di San Francesco "Ogni uomo semplice" ... porta in cuore un sogno ... / .... una pietra dopo l'altra in alto arriverai.... /
Perdevo giri ma non importava molto; era più importante esserci e incitare gli altri come la GRANDISSIMA PAOLETTA SANNA che stava costruendo una gara superlativa, ma anche quel mito che è ANTONIO MAZZEO capace di schiantare i piu' giovani avversari diretti (BARTOLINI ENRICO e BUSETTI FABIO) comunque indomiti sino alla fine. E che dire di MONIA REDINI capace di registrare la  6° prestazione assoluta della giornata .
Alla mia 6° ora il dolore come d'incanto sparisce, provo correre, niente come non avessi nulla!!  Forse nel computo di gioie e dolori ero nuovamente in debito e quindi mi veniva concesso dal mio corpo e da chissa chi altri di farmi un regalo.
E sì perchè mi sono detto ad alta voce davanti al banco dei rifornimenti che volevo provare a regalarmi un'ora e mezza di GARA VERA.
Mi hanno fatto notare che mancavano ancora 2 ore e la mia risposta ovvia per me è stata  "facciamo quest'ora e mezza poi ne ridiscutiamo".
Ancora adesso stento a crederci, ho volato per 2 ore.  E' piu' volavo e più realizzavo che davvero mi stavo regalando qualcosa di enormemente grande e di estremamente interiore.  Mi sono regalato delle emozioni fortissime che nascono dall'assoluto amore per la fatica e per le ultramaratone.
Giovanni Migneco quando mi ha visto passare e poi ripassare mi ha definito highlander, e Santo Borella un gatto dalle 7 vite.
Non nego che questo particolare mi ha fatto piacere; credo nel più profondo del mio IO, che chiunque ha dentro di sè delle risorse incredibili, deve solo provare e credere sino in fondo di poterle esprimere, e non necessariamente solo nella corsa, ma anche nel quotidiano.
Diceva Baden Pawel - fondatore del movimento SCOUT- che se ognuno di noi spostasse un sassolino, questo mondo sarebbe migliore (vero Giovanni?)
Mi piace davvero pensarla così, da buon sognatore di cose belle.
Grazie a tutti.
Giorgio Garello/gggggg

 

 

16/07/2005 100km del Morvan

 

IL PONTE SUL FIUME KWAIT...

In un vecchio film di guerra  la colonna sonora  era un motivetto fischiettato da un plotone inglese prigioniero dei giapponesi durante la grande guerra. Non ricordo chi fossero i protagonisti ma credo che chiunque ascolti quel motivetto non puo’ non ricordare il film che tra l’altro mi pare abbia anche vinto degli Oscar.

Gli inglesi era obbligati a costruire un ponte dai giapponesi e durante i lavori e/o le marce  fischiettavano tale motivo.

Ora sappiamo che inglesi e giapponesi sono fatti molto a loro modo, usanze, stili e costumi diversi, ma accomunati da un particolare caratteriale unico, la testardaggine o cocciutaggine che dir si voglia. Nei miei ricordi si perde la trama del film ma certo erano ben evidenti i “buoni conflitti” tra i giapponesi  che volevano ottenere la costruzione del ponte e gli inglesi che rivendicavano il loro senso di libertà.  Comunque testardi entrambi per ottenere ciò che volevano.

Il Passatore di quest ’anno senza troppe parafrasi mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Solo la cocciutaggine tipica dei muli che non si smuovono dalla loro posizione fino a quando non né hanno voglia oppure che ripetono il percorso fatto volte e volte allo stesso modo senza chiedersi perché  e  se ci sono vie migliori ( e spero di essere un po’ diverso dai muli).

Correre ripetendo all’infinito un gesto semplice ma talmente complesso da rendere necessario il movimento di decine di ossa e muscoli, quell’ infinito che oggi è così difficile da trovare ma  se solo avessimo il coraggio di alzare lo sguardo nel cielo nella notte lontano dalle luci della città o dei paesi scopriremmo che è più vicino di quanto si possa credere.  Guardare in alto,…nella notte,… non lo facciamo spesso, perché ci rende insicuri,  piccoli di fronte all’infinito, splendido, meraviglioso, che ci avvolge e anche angosciante.

Avvicinarsi al cielo con uno spirito umile, di sacrificio, cosa che è realizzabile raggiungendo i vari Santuari delle nostre vallate di corsa, con quel gesto che più di ogni altra cosa ci attira e ci piace fare.

Valmala, Castelmagno , e Sant’Anna di Vinadio sono stati (gli ultimi 2 dopo il Passatore)  quella ricerca interiore dell’infinito, da solo a Castelmagno da casa,  e con Claudio Diatto a Sant’Anna da Demonte con fatica, sudore, per avvicinarsi al cielo. E a Sant’ Anna  tra meno di un mese ci si torna di notte con l’essenziale, con la collaborazione di quanti avranno voglia spendersi e di sostenerci nella gestione dei rifornimenti,  con nel cuore la certezza di potercela fare comunque!

Non avevo voglia di gareggiare, ma quelle salite, quell’ ascoltare il proprio corpo che suda, sbuffa, chiede riposo; rispondergli che sono piccoli sacrifici per riequilibrarsi, riportare armonia nell’animo, provare i sentimenti ormai sepolti dei nostri vecchi che facevano della fatica il loro quotidiano sostentamento era oltremodo necessario.

Così un mese dopo decido all’improvviso di andare all’Abetone (e come spesso accade si unisce  Claudio Diatto) , corsa che mi aveva sempre dato buone sensazioni e quante parole con Claudio, vita vissuta, esperienze belle e non,  ma condivise come due amici di vecchia data che si incontrano di tanto in tanto,  ma noi ci conosciamo da poco più di un’ anno.

Corsa dura, che nel punto più duro non ti regala nulla, gli ultimi 13 km sono un muro, dal 40° km fai fatica,  ti superano in tanti, forse

molti non hanno l’abitudine a dialogare col proprio corpo, il mio mi chiede riposo, suda, sbuffa … ma c’è,  c’è e piano piano risponde, restituisce vigore ai muscoli, fa lacrimare(…) gli occhi dalla fatica quando uno ad uno recuperi quelli che ti avevano passato, e continui, non vai forte ma sei un trattore, e vai sempre in su, e gli  occhi lacrimano … dal sudore.

Si avvicinano le ferie e il periodo era stato scelto con molto anticipo, perché nel Week End del 16/17 luglio sono in programma i mondiali a squadre e open di 24 ore a Worschach in Austria e era meglio tenersi liberi (non si sa mai quello che poteva accadere).

I ogni caso ascoltandomi capisco che non sono ancora a posto per affrontare di nuovo una sfida del genere e soprattutto soffro di un gran dolore al linguine destro, temo sia pubalgia, corro poco, mi faccio visitare, … no non è pubalgia, … è il mio corpo che chiede riposo.

Bisogna concederglielo, non si corre, si va in bici e l’08 luglio  e si decide di andare in Francia, nel parco regionale del Morvan che si trova tra Digione e Nevers nel centro della Francia e  dove sempre il 16 luglio si corre una 100 km.

Saranno  giorni di riposo dalla corsa  e la consapevolezza di dover aggiustare il fisico  dirà se riuscirò a correre quella 100 km.

I giorni di campeggio trascorrono in buon relax, giri in bici da 40-50 km. a cui si sottopone anche Michela che però maledice le salite del Morvan territorio simile alle nostre Langhe ma ricoperto da una foresta secolare dove non filtra neanche la luce del sole.

Poiane, falchetti, aironi popolano il cielo del parco mentre gli scoiattoli sono padroni incontrastati dei rami degli alberi in un’ eterno ricorrersi  a giocare.

Il paese della gara è Chateau Chinon dove F. Mitterand ex presidente della Francia è stato sindaco per 19 anni; il posto offre poche attrazioni tipiche delle popolazioni che in ferie amano dire di volersi riposare e poi vanno in posti super affollati nel casino dove vivono tutto l’anno. E’ il luogo che fa per noi, tra l’altro (permettetemelo) non c’è ombra di italiani in vacanza!

Il mercoledì  prima della gara entra nel piccolo campeggio municipale un camper targato Bergamo (ahi!  penso io e anche Michela) ma osservando attentamente l’omino alla guida ho l’impressione di conoscerlo.  Ci si guarda,  l’omino scende dal mezzo,  si avvicina,

dico: <<ma tu sei Ermes Marchesi?>>  Un abbraccio forte, intenso, inaspettato! Non c’è mai stata conoscenza profonda con Ermes. Io conosco lui,  so alcune coseni lui,  ma lui non sa bene chi sia il sottoscritto. Però quell’ abbraccio unisce. (per chi non conosce Ermes penso basti dire che ha 76 anni ed ha nel suo “fienile”  121 volte la 100 km!!!!) E’ qui per la gara!  E quella sera decido di provare a correre un po’. E la sera dopo ci riprovo un po’ di più. E sabato proverò a correre la 100 km. del Morvan.

Con Ermes e sua moglie Bianca ci troviamo subito bene, si chiacchera, gli parlo della 100 km da Dogliani a Sant’Anna e dell’iniziativa di Claudio della raccolta di un po’ di materiale da mandare in Denega,l ed Ermes il giorno dopo si presenta con 2 cartelle con matite, biro blocchi notes evidenziatori che vuole che siano su quel “fottuto container”!  Mi sento in debito, il mio scopo non quello, ma alle cose fatte col cuore si deve assoluto rispetto!

Sabato 16 luglio sveglia alle 04,50! Nel campeggio tutto sembra tacere, ma così non è!  Qua e la una manciata di podisti si sta preparando... alle 06.00 si parte.  Michela decisa ad accompagnarmi in bici nei primi 15 km e negli ultimi 15 è anche lei in fase preparatoria.

Il campeggio dista 500 mt. dalla partenza ed io alle 05.30 scendo già vasellinato pronto per partire. Michela dovrà trovarsi con gli accompagnatori in bici fuori dal paese intorno al 5° km. per non intralciare i podisti nel giro del paese da 3,8 km.

Gli accompagnatori pagata una modica iscrizione hanno diritto ad un pettorale e ad usufruire dei ristori e la cosa sembra essere di grande interesse per Michela (….)

La partenza è lenta, i primi metri subito in salita il linquine da subito il suo buongiorno con un fastidioso dolorino, nulla di insopportabile in ogni caso.

Qualcuno e’ partito un po’ piu’ brillante e all’uscita del paese dove incontriamo gli accompagnatori siamo gia sgranati e dei 150 partiti una metà la vedo gia’ salire lungo la prima salita,  in ogni caso è dovuto un bacio a Michela, ma sono estremamente veloce!

Con Michela accanto le propongo di fare il giro da 37 km assieme poi lei vedrà come starà per decidere se venirmi incontro all’arrivo perché sembra essere escluso che abbia la voglia di fare l’intera corsa.

Si corre all’ombra di una foresta secolare, nessuna macchina  sebbene il percorso sia aperto al traffico e anche più tardi  non avremo automobili a dar fastidio, anzi rileverò un educazione a cui non siamo abituati sia verso i podisti che i ciclisti.

Il primo giro costeggia il  lago di Pennesière e i km. scorrono via senza grossi fastidi.

Al 40° km si ripassa sul traguardo e Michela si ferma non abbiamo più toccato l’argomento del suo giro, né io credo di dovermi preoccupare delle sue scelte. E’ qui che inizia una salita non dura ma lunga, con continui avvallamenti, di oltre 14 km. E’ qui che senza mai forzare troppo prendo una cadenza che mi porta a passare alla maratona in 3h40’  e a iniziare un recupero di posizioni che mi sembra inverosimile.  Il cardiofrequenzimetro, fedele compagno, segna sempre sotto i 159 battiti e ciò significa almeno per me, che

tutto va bene, anzi appena ci sono dei leggeri falsopiani i battiti scendono sotto i 145.

Al 54° inizia una discesa lunga 8 km  alla metà della quale (58°)  odo un suono di un campanellino famigliare….Michela ... rivendica di aver fatto anche i 45 km/orari (!!!) in discesa per venirmi a recuperare e che mai più pensava di trovarmi cosi’ avanti … e che ha deciso dopo una sosta in campeggio di proseguire … e quanto parla a me che cerco di restare concentrato sui miei passi(!!!)

Ad un certo punto fischietto il motivetto del Ponte sul fiume…. E Michela che mai mi aveva accompagnato resta stranita, scopre un particolare di me che non conosceva, ad ogni gara lunga mi accompagno con un canzoncina;  come sono lontani i tempi di  Un giorno credi…”.

 I  passaggi al 60° in 5h12’,  al 70° in 6h06’,  al 80° in 7h03’ mi danno delle buone sensazioni anche se dal 75° km siamo fuori dal bosco e fa veramente caldo! 

Grazie Michela di aver fatto la scelta che hai fatto, sebbene i rifornimenti siano regolari, ricchi e freschi avere un supplemento di acqua da lei che pedala per bagnarmi è importantissimo!

E’ qui (78°) che attraversando il paese Moulins-Engilbert, un gestore di un bar mi porge acqua fredda che uso per bagnarmi fermandomi pochi secondi durante i quali mi dice che sono 4° a circa 4 minuti dal terzo. Il mio francese come quello di Michela è quasi nullo e ci mettiamo un buon km per afferrare il vero senso della frase.

Ci devo provare, per la maglia che indosso, per l’essere straniero in terra straniera, perché me lo devo, perché credo di doverlo anche a Michela, per gli ultimi 20 km del Passatore, perché il mio corpo mi spinge a provarci come se nulla quest’anno avesse ancora speso.  Senza strafare, senza forzare, un passo dopo l’altro in un altalenante ciondolare, cercando di superare la propria ombra riflessa dal sole perennemente  alle spalle, sull’asfalto bollente, dove il catrame si attacca ai copertoncini della bicicletta di Michela.

Un lungo rettilinea mi permette di scorgere la sagoma del mio “avversario” e questo mi dà ulteriore fiducia e prima del 85° km lo passo. Gli porgo un cenno di  saluto ma non mi volto a guardarlo, il suo accompagnatore in bici per un attimo si mette in scia quasi a tirarlo, vado avanti senza girarmi ma approfitto di Michela per avere informazioni, per sapere se riesco a fare “il buco” … Comunque non molla o lo fa in modo molto lento ma per mia fortuna inizia l’ultima salita che tutti avevano definito la piu’ dura a prescindere dal fatto che fosse alla fine!

Dal 88° al 94° km oltre 270 metri di dislivello che non sono così pochi e il solco si allarga. No non torna a prendermi. Neanche la povera Michela tiene il passo che comunque e’ sui 5’35” a km. e nei km. veramente duri è comunque sui 6’20”/km.

Mancano ormai meno di 4 km. all’arrivo, rientra Michela, Mi rendo conto di essere vicino all’appuntamento che mi ero dato a Faenza, sotto le 9h, non sono sazio e pur rendendomi conto di non farcela spingo ancora, non mollo, non mollo,  questa volta non mollo!!!

 

 

Negli ultimi metri ripassano in un lampo tutte le fatiche fatte in questi mesi (e anche anni), ripassano gli allenamenti con il Paziente Renato Alberti che ascolta spesso le mie dissertazioni mentre corriamo, ma che  da Vero Amico dice sempre quello che pensa.

 E’ poi …alle 15,04 e’ finita!  No non ancora! La giornata è troppo lunga e la sera deve ancora arrivare!

Scopro solo dopo l’arrivo della grande rimonta fatta negli ultimi 20 km sui primi 2; all’80° avevano circa 33’ di vantaggio che si sono ridotti rispettivamente a 7’ e a 14’!  Un non nulla,  quasi da sperare potessero mancare ancora una decina di km per … che ingordo!

Un bacio fuori ordinanza a Michela perché ripeto quell’appoggio un po’ chiacchiericcio è stato fondamentale!

In campeggio si torna camminando lentamente,  poi steso sulla stuoia davanti alla roulotte in attesa che l’effetto boomerang dell’adrenalina  mi permetta di andare senza rischio di mancamenti sotto la doccia.

Alle 18 dopo aver ben riposato, appuntamento nella zona d’arrivo per la premiazione.  Non sono un’ abituè  dei podi (anche se negli ultimi 2 anni qualcosa ho raccolto) ma vi assicuro che essere all’estero sul podio ed essere l’italiano che è arrivato terzo mi ha dato i brividi! Resterà nella memoria!  Peccato non avere un figlio al quale tra qualche anno raccontarlo. Foto di rito strette di mano e poi mentre ancora si susseguono gli arrivi torniamo con Michela in campeggio a farci “spaghetto  e  mo’  te  magno!!!”

…. No non è ancora finita! Sento dentro ancora un richiamo. Non sono le 21.00  quando prendo la bicicletta e decido di andare in contro ad Ermes.  L’ho fatto perché “alle cose fatte col cuore si deve assoluto rispetto”!

Facendo il giro al contrario al 94° km incontro uno degli altri italiani presenti (Rinaldo Furlan) che decido di accompagnare camminando sino al ristoro del 97° offrendogli comunque prima acqua e coca cola di cui avevo una buona scorta. Lo lascio perché l’obiettivo era Ermes e cosi ormai al buio e un po’ preso per matto dai francesi del ristoro ripercorro nuovamente la strada in bici sperando di non farmi scappare Ermes.  Incrocio ogni tanto dei podisti che camminano ma al buio l’unico modo per riconoscerli è salutarli sino a quando intorno al 91° km ricevo il cenno di risposta in italiano da Ermes!

E’ notte, è buio, e non ci vuole molto coraggio ad alzare lo sguardo è trovarsi avvolti nell’infinito da una stellata eccezionale!

Ermes cammina a circa 5 km. orari in salita!  Non so’ più di cosa abbiamo parlato ma è stata un’esperienza di condivisione che va al di là dell’accompagnarsi. Ermes arriva al traguardo in 18h 10’ 15” in 90° posizione  dicendomi che a quell’ora non ha più tanta voglia di fare la doccia e che tutto sommato dandosi una pulita alla meglio può concedersi di rimandare la doccia e di farsi la barba alla mattina!  In tutto questo Bianca (la moglie di Ermes) quando scopre  la mia notturna “malefatta” …..

Il lunedì mattina quando partiamo dal campeggio in direzione del parco dello Jura  gli occhi di Ermes e di Bianca in particolare  sono velati dalle lacrime come anche un po’ i miei e quelli di Michela…….

 

giorgio

 

19/06/2005 Ironman di Nizza

 

A MIO PAPA'... ED AI MIEI COMPAGNI DI SQUADRA...

 

Al fine ho ceduto anch'io alla tentazione di scrivere... anzi, più che una tentazione, il mio è un racconto che s'è scritto da solo, nella mia testa, durante la gara di triathlon, domenica scorsa a Nizza...
Per la verità la voglia di buttare giù due righe m'era venuta dopo la Cento del Passatore, ma tale e tanto è stato l'interesse che s'è destato intorno a me (e di cui sono davvero grato!), che mi sarebbe parso quasi di volermi autocelebrare, e non mi sento in fondo così meritevole... Tante sono state infatti le manifestazioni di simpatia e di stima, soprattutto nell'ambito della nostra squadra, che ho rischiato davvero per un momento di montarmi la testa...
Scherzi a parte, mi fa piacere condividere le belle emozioni provate domenica nell'afosa calura della Costa Azzurra...
Sono partito sabato 18, solo ed un po' tristino, con la consapevolezza che il lungo della Firenze-Faenza si sarebbe fatto sentire e con il timore di esagerare nel richiedere sforzi al mio fisico. La settimana lavorativa non era stata troppo gratificante ed ero conscio di arrivare in ritardo per il ritiro del pettorale (tempo ultimo ore 18.30, ma io mi trovavo ancora nel caotico traffico nizzardo...). Solo il provvidenziale intervento del mio grande amico Mario Bulgheroni, un mito per me, permetteva la mia tardiva iscrizione all'Ironman (ma avrò fatto bene?)
Vi assicuro che normalmente non sono uno che si abbatte, ma se non mi fossero giunti alcuni messaggini ristoratori (uno per tutti quello del presidente... grazie Monica per il tuo affetto...), non credo che avrei trascorso una buona nottata, con la continua domanda: "ma cosa son venuto a fare qui, con tutti i miei casini di lavoro, affettivi, familiari, e perchè mi vengono in mente certe idee?"
Poi ho cenato con Mario ed il simpatico gruppo dei Rocquebrunnoise (si scriverà così) e mi sono dato la risposta: sì perchè vale sempre la pena di vivere appieno le proprie passioni, di mettersi in gioco per il solo gusto di provarci... è bello combattere con sè stessi, se la salute e la forma ce lo permettono, per ottenere quelle dimostrazioni personali che solo grazie alla nostra forza di volontà riescono...
E allora dai... sveglia alle 4, pappa tanta (questo non è un problema...) e pronti per il via: mal che vada tiro la frazione di nuoto (3,8 km.) e quella in bici (180) così son pronto per la gran fondo delle Dolomiti del 3 luglio... poi per la corsa si vedrà (ho il tendine tibiale sinistro che fa le bizze!)
Così è infatti, ed eccezion fatta per una stupida caduta (è possibile che gli avversari non ti vedano, o sono ancora più cotti di me?) ed un'inattesa sosta ai box nel cambio bici-corsa (non si trova la mia borsa? rigonfia com'era di ogni cosa, persino una termica, non si sa mai...) le prime due prove volgono al termine con buon risultato ed ora... non mi resta che la maratona!!!
Beh, fa un po' caldino e la scelta del vestiario è presto fatta (d'altronde non c'è Marco per l'ultimo consiglio...):
la divisa della squadra è perfetta!
Esco dalla zona cambio e le gambe non girano affatto, ma sono gratificato dal grande tifo di Roby e Clemente Raimondi (li ringrazio e gli mando un tot di baci!): basteranno qualche km. e tutto andrà meglio, ne son certo... Infatti il difficile è per lo più nei primi 10, poi è un piacere avvertire che il mio ritmo sale in modo inversamente proporzionale alla fatica...
Penso al mio babbo (sono certo che il dono della mia resistenza fisica e della mia concentrazione le debbo a lui), penso a Graziano (sono certo che buona parte della mia crescita agonistica la debbo a lui), penso a Bicio (se fossi qui sono sicuro che volerei come a Faenza), penso a Paolo (con i suoi simpatici "inchini" ed il suo tifo da stadio, alla Rossella per intenderci, mi aiuta a sorridere anche nei momenti difficili), penso a Giovanni e Giorgio (coi quali da poco ho condiviso l'altra grande fatica), penso ai miei compagni di squadra, che in ogni gara mi incitano ed incoraggiano, che tanto mi sono stati vicini con le loro belle dimostrazioni d'affetto...  E mi sento così orgoglioso di vestire la nostra canotta biancoblu che più i chilometri passano e più mi è facile recuperare gente sul percorso tanto sono carico! Ecco, mancano 2 km. ed incredibilmente supero il mio amico Amedeo Bonfanti del triathlon Lecco: ma allora sono andato forte davvero!
Il traguardo è lì, a 200 mt., e non ho bisogno di raccontare a nessuno di voi l'emozione che si prova dopo quasi undici ore di fatica nel varcarlo: tutto il sudore versato, tutte le crisi, tutti i momenti in cui si tiene duro per non mollare, sono ampiamente ripagati da quei pochi secondi che ti fanno sentire un piccolo eroe...   
Alzo le mani al cielo (mio papa' mi ha aiutato senz'altro!) e mentre lo speaker scandisce il mio nome, con il nodo alla gola, ricordo perchè son qui: per noi, infatti, lo sport sarà pure gravato da sacrifici, ma è anche fonte di enorme gioia e di grandi amicizie....
Alla Rocky, parte seconda, mi verrebbe da urlare: "Adrianaaaaa!!! Ce l'ho fattaaaaaa!!!"
Allora, ragazzi, siamo pronti per la prossima?
Vi abbraccio tutti e...   FORZA DRAGHI !!!

 

22/06/2005 Maratona di Pisa

 

PISA: UN RITORNO ALL’ESORDIO…

Pisa è stata la mia prima maratona, in quel 25 aprile 2000 che ormai mi pare così lontano… eppure viva, intensa, forte è ancora è dentro di me l’emozione di quella prima volta! Quest’anno finalmente sono riuscita a tornare a correre la maratona a Pisa, anche se contro il parere di Graziano e di molti altri. Ma io ci credevo, io la “volevo” questa maratona… e in un certo senso è stata di nuovo “la prima volta”, infatti (e scusate se mi ripeto) è stata la prima volta in cui ho partecipato ad una 42 km senza avere Graziano al mio fianco. E questo, alla vigilia della stessa, m’intimoriva un po’, anche perché si sommava ai timori degli altri (e in parte anche miei) legati al caldo e alla mia scarsa preparazione… un po’ a causa dei problemi di denti e molto a causa dell’organizzazione dei campionati italiani di Celle, i quali mi hanno impedito di allenarmi come si deve, mi hanno tolto ore di sonno benefico e mi hanno caricata di stress (pur essendo stati infine una grande soddisfazione grazie alla loro buona riuscita). Insomma, partivo con pochi chilometri nelle gambe e una condizione fisica tutt’altro che ottimale, ma in compagnia di due maratoneti doc, Carlo e Jose, e soprattutto con tanta voglia di correre questa maratona.

All’arrivo a Pisa, subito a ritirare il pettorale con Carlo e Jose, ed entravamo già nell’atmosfera pre-maratona, con molti dei 671 podisti iscritti (di cui 85 donne) presenti nell’expo-maratona.

Una telefonata a Graziano affinché mi tranquillizzasse… infatti iniziavano ad aumentare dentro di me i timori e l’ansia… parlando con lui al telefono ero vicina al pianto… mai mi era successa una cosa simile!! Nemmeno in occasione della mia prima esperienza nel 2000, proprio qui a Pisa, quando ero molto tranquilla e serena, mentre in quell’occasione ad essere agitato per me era proprio Graziano… Ma torniamo al 4 giugno 2005: dopo la telefonata, partivo per una mezz’oretta di corsa, da sola, perché Carlo e Jose preferivano riposare… e in fondo mi faceva piacere. Visto il mio stato d’animo, avevo bisogno di stare un po’ sola a parlare con me stessa. Dopo un breve giro nei dintorni dell’albergo, giungevo sul Lungo Arno e poco più avanti scorgevo i muraglioni dei Giardini Scotto, luogo di partenza e arrivo della maratona del 2000. Li raggiungevo e mi venivano le lacrime agli occhi per l’emozione!! E sentivo salire dentro di me una grande forza, una carica immensa per l’indomani.

Qualche piccolo timore rimaneva e lo esprimevo a Jose a Pontedera, la mattina del 5 giugno, prima della partenza… ma lei giustamente mi ricordava che proprio perché non ero ben preparata e non avevo aspettative, potevo correre con maggior tranquillità e serenità… grande Jose!! Grazie per le tue parole!!

Alla partenza ero nelle prime file e tra gli/le altri/e c’erano anche l’inossidabile Maria Grazia Navacchia (un mito per me!!!) e la recente conoscenza degli italiani di Celle, Mara Antongiovanni (toscana del G.S.Lammari). L’emozione aumentava e la tensione scendeva, i miei timori erano quasi completamente sopiti… e si scioglievano completamente dopo lo sparo che dava inizio alla gara. Dopo le parole di Jose, avevo deciso di non far caso al cronometro, ma di correre a sensazione… e così è stato, mi sono immersa nei bei paesaggi toscani, seguendo gli atleti che davanti a me facevano il loro ritmo, alcuni chiacchierando, altri ansimando, ognuno al suo passo, ognuno  con i suoi pensieri, ma tutti accomunati dall’emozione di correre la maratona. Tra l’8° e il 9° km mi raggiungeva Jose, partita leggermente più indietro e più piano e stavamo insieme per un po’ di chilometri. Pensavo che avremmo potuto arrivare insieme al traguardo, anche se temevo di non riuscire a tenere il suo ritmo fino in fondo… ed invece ad un certo punto era lei che si staccava… ed io proseguivo, insieme a me stessa, ai miei pensieri e alla mia convinzione, godendo pienamente l’emozione intensa di questa esperienza. Passaggio alla mezza in 1h39’43”, ed avevo delle sensazioni buonissime, anche se il caldo iniziava a farsi sentire, nonostante gli ottimi e frequenti ristori. Verso il 23° km raggiungevo Carlo e pensavo che potevamo concludere insieme questa maratona, come già era stato lo scorso 20 marzo a Vigarano. Ma per lui non era giornata, alternava la corsa al cammino… allora io proseguivo, “raccogliendo” molti podisti sul mio cammino ed ero a mia volta raggiunta e superata da altri. Affrontavo alcuni chilometri impegnativi tra il 23° e il 28° km, ma la mia testa e il mio cuore ormai erano belli carichi e mi permettevano di non mollare… proprio da qui in poi, fino alla fine, mi sono ripetuta più volte che non dovevo mollare, che potevo farcela. Lo scarso allenamento dell’ultimo periodo e il caldo sempre più fastidioso (rischiavo più volte di prendere i crampi negli ultimi chilometri, nonostante mi fossi abbondantemente bagnata ed idratata con acqua e sali ogni 2,5km) mi obbligavano a rallentare il ritmo… ma non rallentava la mia convinzione, anzi, essa cresceva, così come l’emozione, che raggiungeva l’apice al momento in cui giungevo in Piazza dell’Arcivescovado, dove era posto il traguardo.

Gambe a pezzi, piedi cotti, tanta stanchezza, ma soprattutto una gioia immensa, inesprimibile a parole, che può capire solo chi l’ha provata!! Ce l’ho fatta!!! Nonostante tutto, ho corso questa maratona, chiudendola con delle buone condizioni psico-fisiche ed anche con un tempo per me più che soddisfacente (3h28’05”). Ma soprattutto questa maratona mi ha dato una grande carica, come capita ogni volta che corro una 42 km, ma questa volta forse un po’ di più. E questa carica mi aiuterà nella corsa, ma anche nella vita.

Un grazie a tutti coloro che mi sono stati vicini, a chi ci ha creduto e a chi non ci ha creduto. Un grazie speciale a Roberto dell’ASAD Biella, perché in molti momenti, quando faticavo, ho pensato a lui e alla sua grinta!!! Ed ora penso già alla mia prossima maratona….

Monica

 

22/05/2005 100km del passatore (Firenze-Faenza)

50 volte maratona (29+21)

Innanzi tutto grande grandissimo Alex, sono strafelice per il tuo risultato frutto di serietà dedizione e fatica,  e sono onorato di aver corso con te la tua prima 100 km!!!!!!

 

Tratto dal resoconto di Luca Ferrario pubblicato su www.podisti.it:

 

“Volevo raccontarvi in particolare di due episodi che mi sono rimasti impressi. Il primo è quello di un atleta giunto al ristoro in ottima posizione ma in grave crisi. Camminava già da molti chilometri e, dopo essersi rifocillato si è seduto, è stato coperto ed è rimasto così per non meno di 20/30 minuti; non riusciva infatti a ripartire, nonostante l'aiuto del personale medico. Alla fine, aiutato da Luca Zava, i due sono ripartiti insieme.”

 

Era il mio 80° km. quello dove il corpo ormai vacillava, e la mente si era arresa!

Alla partenza non mi sembrava fosse piu’ caldo dell’anno prima,  avevo percorso piu’ km dell’anno prima, e questa era la mia 50° gara su distanze dalla maratona in su’, piu’ precisamente la 21° ultramaratona (+ 29 maratone).

Mi ero prefissato un appuntamento a Faenza in modo da arrivare entro le 9 ore, una tabellina di marcia come riferimento con parziali di 5 km in 5 km.

I riscontri fino a 3 settimane prima della gara erano ottimi, poi pero’ la fatica si è fatta sentire!(3 gare con un totale di 263 km percorsi in  30 giorni!!)

Il primo campanello era suonato alla staffetta di Savigliano, ero imballato gia’ dopo meno di un km dal via.

Nei giorni seguenti a fatica ho ritrovato delle sensazioni migliori, e la fiducia è in parte riapparsa dopo aver partecipato a Celle come riserva alla staffetta.

Poco prima del via un ulteriore incitamento ad Alex, ero convinto che potesse fare un’ottima gara e non temevo di dirglielo apertamente. Inutile dire che per Giovanni nutrivo molti dubbi in piu’ ma la minor confidenza mi ha impedito di parlargliene. Assieme a me c’era quell’inossidabile ultrarunner di Claudio Diatto che come i gatti anche lui ha sette vite e non molla mai!

Si parte e fino al 25 km per me sembra essere tutto positivo solo l’acqua dei rifornimenti è eccessivamente calda. Cio comporta una difficoltà nell’abbassare la temperatura del corpo oltre che a reintegrare correttamente i liquidi persi. E’ sì fa caldo, molto caldo e sino al 35° km oltre a Santi e Madonne varie vedo anche Paperino, Qui Quo Qua e Pippo….!

Confido che piu’ la salita si fara’ dura piu’ la calura calera’, ed in effetti la salita alla Colla (oltre 900 mt. Slm) la corro tutta senza eccessivo affanno recuperando parecchie posizioni.

Scollino in 4h 22’ in ritardo di soli 22’ sulla tabella di marcia, sono 44° assoluto, sono a meta’ gara pero’ faccio fatica a bere e mangiucchiare qualcosa.

Inizio la discesa e le gambe girano bene tanto da poter pensare che il ritardo possa essere in parte recuperato, avverto però che i rifornimenti non sono ricchi come in passato e l’acqua ha sempre una temperatura troppo alta e che quindi le pareti dell’intestino anziché favorirne l’assorbimento la piantano lì nello stomaco!

Al rifornimento del 65° km. il primo scherzo della sorte, cerco una fontanella per bere e lavarmi con acqua fresca, ma quando riparto non mi accorgo di uno scalino e cado prendendo una distorsione alla caviglia sinistra, bene penso il ginocchio è salvo, tributo per 200/300 metri poi il dolore scompare. Dal 70° km in poi finisce la mia gara! Non so ancora oggi cosa sia effettivamente accaduto ma prima il corpo poi la mente hanno vacillato in maniera incredibile;

potranno essere state tante piccole cose messe assieme ma non ho lottato come in passato avevo fatto, ho “tirato i remi in barca” arrivando all’80 km. spossato, bianco in volto, con capogiri e senza riuscire a mangiare alcunche’!

Un Paramedico mi ha controllato la saturazione del sangue ed è risultato che scorreva poco, troppo poco ossigeno nelle mie vene, il cardiofrequenzimetro  dopo oltre 20’ di sosta seduto e coperto non scendeva sotto i 100 battiti al minuto!

Stavo ormai per prendere la decisione di attendere la Scopa anche perché se provavo ad alzarmi in piedi tutto girava (un po’ come dopo il primo vero bacio!) ed ecco arrivare (non in molto migliori condizioni a dire il vero) LUCA ZAVA  nazionale della 24 ore e gia’ compagno di battaglie che vedendomi lì in quelle condizioni, dice  “Giorgio! Non si puo’ non arrivare in fondo al Passatore! Dovessimo anche camminare sino al traguardo non importa in quanto tempo ma ci si deve arrivare!” tralascio la discussione da semaforo che ne scaturisce tra il mio timore di andare per terra e il suo gentile insistere, tantè che quasi sottobraccio provo a ripartire CAMMINANDO!

Poco dopo si unisce a noi ENRICO VEDILEI (nazionale della 100 km) e tutti e tre  abbiamo proseguito assieme, senza mai mettere in discussione il fatto “CHE SAREMMO ARRIVATI ASSIEME!!!!!”

Intorno al 86° km. utilizzando le risorse economiche di Enrico (ben 3 Euro e 70 cent) siamo entrati in un bar e col buon cuore dell’oste che ha ci ha offerto la differenza siamo riusciti a bere  una coca cola ciascuno! Ci vuole così poco per essere felici! E noi lo eravamo! Ci stavamo conquistando il Passatore con le unghie, tutti e tre con esperienze di gran lunga migliori sia sulle 100 (Enrico) che sulle 24 ore (Luca). Durante il cammino ci siamo raccontati cose che mai avremmo pensato di dirci, senza mai smettere di incitare chi ci superava! Ogni occasione era buona per non pensare alla strada che mancava, ma un’altra sorpresa era lì pronta per noi.

Enrico Vedilei aveva dietro il cellulare e intorno al 94° km riceve la telefonata di Mario Fattore (bicampione del mondo sulla 100 km.) vincitore della gara che gli chiede dove caspita sia finito e tra lo stupore e il divertito apprende della nostra situazione e senza anticiparci nulla prende la macchina e ci viene incontro con caffè e cioccolatini! Ragazzi questa è solidarietà sportiva che va al di là di ogni egoismo!!! Ci fermiamo qualche minuto, scambiando impressioni sulla gara di Mario e sulla nostra come se fosse già terminata per tutti, ma così non è salutando Mario che andrà a dormire noi ci spariamo gli ultimi km.!

Poco prima del traguardo rubiamo dei fiori dalle fioriere comunali di Faenza, saranno il nostro omaggio per le Miss che ci accoglieranno con la medaglia dei finischer! Poi ancora un atto goliardico, … la foto sul podio che ci siamo guadagnati!

Questo è molto sintetizzato il racconto della parte più pubblica della mia gara, ma dentro non è affatto così!

Ho mollato, ho vacillato, non ho avuto la solita forza per tirare avanti e solo grazie a Luca Zava sono arrivato in fondo! Da solo mai e poi mai mi sarei fatto oltre 4 ore camminando con i piedi piagati.  Mi sono trovato stanco mentalmente, e forse è il momento di riflettere attentamente sulle corse fatte e sulle cose importati della vita  da fare. A Celle qualcuno mi ha guardato strano quando ho lasciato intendere i programmi per il prossimo anno, ma credo che ognuno di noi di fronte alla propria coscienza non possa permettersi di mentire, e oggi non è il giorno dopo la gara che tutto sembra diverso, sono passati 5 giorni e tempo per riflettere ce n’è già stato, ma mi prenderò ancora del tempo, perché i programmi di quest’anno lo meritano.

Infatti questa settimana sono uscito a correre tutte le sere nonostante le piaghe sui piedi, nonostante un quadricipite femorale duro come il legno quasi per esorcizzare il timore di non assaporare allo stesso modo la corsa.

Non è ancora definita quella piccola cosa (vedi il precedente racconto)  da fare che non dipende solo da me, ci vorrà ancora qualche settimana, poi dopo avrò modo di guardare serenamente dentro “quel seme che è nel mio giardino” .

Un abbraccio a tutti

giorgio

 

08/05/2005 ecomaratona

LO STATO DI GRAZIA

Alcuni anni fa avevo letto con molto interesse un articolo del compianto Walter Merlo sullo "Stato di Grazia". Nulla di politico si intende, ma quella situazione in cui tutto gira per il giusto verso senza fatica apparente; dove anche la più grossa difficoltà passa in secondo piano perchè mente e fisico sono superiori a qualunque cosa. Lo "Stato di Grazia" in quanto tale, però  ha in sè un'insidia, naturalmente tipicamente umana, che è la paura che tale stato termini.
Dopo la 24 ore di Alzano Lombardo sono entrato in una condizione di serenità interiore, sicuramente dovuta al riconoscimento ottenuto ed alla convinzione che (come dice una famosa pubblicità) NOTHING IS IMPOSSIBLE.
Nell'ultimo mese ho corso la 24 ore, la 50km. di Romagna( 25/04) e l'Ecomaratona dei Marsi (08/05).
Le ultime due gare molto particolari; la 50km. di Romagna è un piccolo Passatore, pochissimi i km in piano, la prima metà in salita, in particolare molto impegnativa dal 21° al 25°, seguita dalla discesa ripida per 4 km per poi affrontare dli ultimi 20 km con continui dislivelli/saliscendi.
Una corsa che personalmente ho affrontato  con il timore di essere affaticato dalla 24 ore, cosa reale ma che non mi ha dato nessun problema. Mano a mano che i km passavano cresceva la convinzione che tutto era così facile da provare a tenere un ritmo allenante in funzione del Passatore.
E' stata una sensazione bellissima rendersi conto di avere il pieno controllo della situazione.
Ogni passo, ogni spinta, ogni appoggio, sermbrava fossero la perfetta sequenza ripetuta milioni di volte, una situazione in cui si puo' provare a correre ad occhi chiusi, ascoltando solo il proprio respiro, il rumore leggero dei propri passi, l'aria che passa tra i pochi capelli rimasti, ogni muscolo che risponde al momento giusto quando sollecitato, eccome se ogni muscolo risponde!  il traguardo raggiunto in 3h47'!
.... un sogno, .... qui  la salita si fa dura, "Ecco il guado" , sono al  19° km dell'Ecomaratona di Collelongo.
Sono le  quattro del mattino di Sabato 07 Maggio quando solo soletto parto per Collelongo; sette ore di viaggio e arrivo a casa di Paolo Ricci (vecchio amico, finanziere, ex podista della Buschese) che ora vive ad Avezzano  che mi ospiterà per la gara.
L'ecomaratona, una corsa di 42 km nei boschi, nei prati, con salite tostissime, e discese folli, 2400 metri di solo dislivello positivo.
Al briefing pregara ci viene comunicato che il percorso subirà delle variazioni a causa della neve presente in quota, correremo sui versanti a sud anzichè a nord passando comunque a oltre 1700 mt.slm.
Arrivo alla gara ben sapendo che esclusa la salita, non è la mia gara, chiederò nuovamente al mio ginocchio e alla mia caviglia uno sforzo al di là del lecito, al di là di quanto il mio ortopedico mi dice che posso affrontare.
La discesa nelle pietraie e nei pratoni a 1600 mt di quota non sono assolutamente facili, ma non sono l'unica parte della corsa.
Correre in quei luoghi senza l'assillo dei ritmi, dei passaggi, ricarica le pile ammesso che le mie ne avessero bisogno.
I primi 17 km. sono corsi nella prima parte fiancheggiando la Piana di Amplero a circa 900 mt.slm e nella seconda tagliando in diagonale la piana grande almeno 15 campi da calcio,... uno spettacolo di colori e piccoli podisti snocciolati in una serpentina che sembra un colpo di pennello zizzagante in un quadro.
"Ecco il guado", chi mi precede rallenta per non bagnarsi troppo, il sentiero, la salita e' ripida, molto ripida, non rallento tengo il mio passo e il gruppetto in cui ero (10/15 corridori) si sfilaccia, nessuno mi segue guadagno terreno su quelli dietro e recupero posizioni su chi mi precede.
Mi interrogo, ... sono incoscente? e presto per spingere così? sarà lo "Stato d Grazia?" ,  sono 6 km di salita senza un solo metro di respiro, eppure il mio respiro si sente,  eccome se si sente, ma si puo' ascoltare anche il silenzioso rumore dei boschi.
Al termine della salita, un bel pezzo di strada bianca, saliscendi continui,piu' discesa facile che salita,  me la godo, sono sereno, la strada ricomincia a salire, si abbandona il sentiero a nord e si sale per il bosco a sud, non c'e' sentiero, si sale a vista, c...o quantè dura, mi aiuto aggrappandomi agli alberi, ricordo che il sentiero abbandonato per la neve  era ripido ma qui è ben peggiore. I passi scivolano all'indietro  sul letto di foglie, la salita sembra non finire più e si puo' solo camminare,  gli altri piu' o meno vicini sono nelle stesse condizioni, sembra davvero impossibile salire per quella via ma intravvedo il cielo, suppongo che di lì a poco la salita sarà finita.
All'improvviso si esce dal bosco e sono in cresta, una vista incredibile, un vento incredibile, freddo e sole, qui il terreno e proprio brutto per me, sono al 30° km.
Inizia la parte piu' affascinante, sembra di essere in un luogo incantato, il rumore del vento copre il rumore dei passi e del mio respiro, non sono assolutamente in affanno,  iniziano le ultime salite, non c'e' quasi il sentiero ognuno puo'scegliere la traiettoria migliore, nessuno corre, io ci riesco abbastanza, è quasi ridicolo in salita corro e in discesa cammino. Il terreno e' costellato da buche e sassi bianchissimi, sembrano enormi batuffoli di cotone.
Temo di farmi male al ginocchio, non me lo perdonerei mai, perdo posizioni in discesa, dove ho il tempo di "invidiare" quei camosci di podisti che in un non nulla recuperano tutto il divario creato in salita e allungano in modo eccezzionale rispetto al mia andare a passeggio.
La cosa non mi tocca piu' di tanto. Abbiamo abbandonato la quota massima della gara ed e' ormai iniziata la discesa che ci riporterà all'arrivo.
Mancano 7 km. si ripercore la discesa dentro il bosco fatta al 19° km.
Qui corro abbastanza bene nei punti meno ripidi ma cammino nel brutto.  
Le posizioni sono ormai consolidate e non rientra piu' nessuno, sebbene io non sia velocissimo, ho delle risorse di resistenza muscolare che altri mi pare non abbiano piu'!  

"Ecco il guado"  mi ci tuffo dentro con la volontà di bagnarmi il più possibile quando mancano 3 km all'arrivo,  riecco l'asfalto, intravvedo un concorrente, sono convinto di poterlo andare a prendere,  le gambe girano senza problemi non accuso assolutamente la fatica (sarà lo "Stato di Grazia?").
Lo aggancio al fondo del paese, ora mancano 500 metri e si deve risalire la via centrale di Collelongo in salita, spingo senza strafare il traguardo si avvicina, sì è stato un ottimo allenamento!
A già il cronometro, nel 2000 avevo corso in 4h36' nel 2003 in 4h39', quest'anno ... 4h08' E' LO STATO DI GRAZIA !!!
Speriamo duri ancora un po',  a fine mese ho un appuntamento alle 23,55 a Faenza, speriamo di non arrivare troppo dopo quell'ora, e in ogni caso se lo stato d'animo sarà quello costruito dalla gara del Trasimeno in poi comunque andrà sarà un successo.
E poi ancora .... una piccolissima speranza, che non dipende solo da me, io credo di mettercela tutta per coltivarla .... ma la racconto la prossima volta.
Un abbraccio UltraKilometricO a tutti.
giorgio

10/04/2005 Alzano Lombardo (BG).

1440 non è il numero di pettorale riservatomi dalla sorte!

Lo scorso hanno a metà Aprile in occasione della mia precedente partecipazione alla 24 ore di Alzano Lombardo Memorial Alex Baroni (sì il cantante prematuramente scomparso alcuni anni fà in un incidente stradale) la sorte mi aveva assegnato il pettorale 17. No non sono superstizioso, ma la gara non andò assolutamente bene, tanto da farmi ritenere il "famoso bicchiere" mezzo vuoto. Ben volle però la sorte,nel corso del 2004,  poco alla volta di riempirmi il bicchiere permettendomi di migliorare tutte le mie prestazioni dai 5 km alla 24 ore! e non solo, come forse ormai tutti sapete, mi portò poi il Titolo Italiano di Categoria nelle 30 miglia  e qualche settimana dopo il 3° posto assoluto alla 24ore di San Giovanni Lupatoto (VR) valevole come Campionato Italiano assoluto (2° di categoria) con il personale di km.191,5299.
Così dopo la buona esperienza della Strasimeno (...) venerdì 08 con "l'amorevole compagna" parto per Alzano Lombardo.
Nella Bergamasca un tempo da Lupi, ma dicono che anche qui non si è scherzato!
Sabato mattina la pioggia ci abbandona per 20 minuti e ci lascia montare la tenda (nostro campo base, soprattutto di Michela assistente personale dotata di pazienza degna di un Santo tra i più bravi) per poi ricominciare a piovere sin oltre le ore 10.30 della partenza. Avevo confidato a Renato Alberti della Podistica di Villafalletto che sarebbe stato impossibile ripetere il risultato del 2004, in considerazione che il mese di marzo non era stato produttivo come speravo; poi perchè ad inizio primavera le cose non mi erano mai andate bene; poi perchè leggendo la lista degli iscritti c'erano almeno 10/12 specialisti più forti di me; poi perchè nelle ultime 2 settimane avevo preso 2 distorsioni alla caviglia destra.
Comunque con un tempo freddo, umido e piovoso si parte, e mai in Italia si era registrata alla partenza di una 24ore la presenza di 69 atleti. Abbiamo anche preso una grandinata nel tardo pomeriggio con la temperatura che a sfiorato i 3 gradi.
Di notte però la pioggia ci ha risparmiato, non il freddo. Sono arrivato ad avere indosso contemporaneamente per il tronco oltre alla maglietta sociale, 2 maglie tecniche termiche intime da sci, piu' una maglia termica invernale, piu' il k-way; per le gambe un pinocchietto estivo, più una calzamaglia termica invernale con guanti e cappello di lana. Un bel peso, non c'è che dire.
Veniamo alla gara, partenza prudente e sono 16° alla prima ora poi scalo al 18° posto. Passo alla maratona in poco meno di 4 ore e sono risalito al 12° posto.Alla settima ora sono 9°  e passo all'ottava ora nella stessa posizione con 80 km fatti;  ma è ancora presto per valutare se le cose vanno bene, sono sicuramente troppo veloce ma  le cose non stanno andando male  e questo serve, eccome se serve!
Passo i 100 km. in 10h41' ottavo. Uso la testa, le cose vanno bene, è inutile sprecare energie, l'esperienza mi insegna che si puo fare davvero la differenza al mattino presto. Alla 13° ora mi fermo per 30 minuti e mi faccio massaggiare. Alcuni avversari più forti di me stanno pagando la partenza forte e cio' mi garantisce che la sosta non dovrebbe pregiudirare piu' di tanto le cose. Inizio ad avere male al tendine tibiale della gamba sinistra, le distorsioni alla caviglia si fanno sentire squilibrando in modo involontario gli appoggi dei piedi. Alla 19° ora decido una nuova sosta, sono sempre al 10° posto. Mi vado a coricare nella tenda e resto fermo un ora abbondante. Quando riparto sono 12° e mancano solo 4 ore alla fine. E qui si fa la differenza. Non ci sono più scuse, ora si deve tentare il tutto per tutto. Ci provo, con la testa sto bene,un po' meno il tendine e comunque  le soste sono servite, certo i km. non saranno tanti alla fine ma visto le premesse .... recupero "facilmente" 3 posizioni. Nel mio piccolo aiuto il leader della gara, Sergio Orsi, che sta tentando il record italiano, ma nelle ultime 3 ore fatica, io in quei momenti ne ho di piu' corro mezzo metro avanti gli faccio il passo, parliamo, ci si deve provare, obiettivi diversi, fatica uguale e condivisa.
Per risalire all'ottavo posto assoluto fatico ma alla fine ci riesco!  Sono felice, felice, felice! La Strasimeno del mese prima ha insegnato ancora qualcosa, da quella sofferta gara sono cresciuto dentro. Sono seduto in pista, piango, il fotografo ufficiale  non si lascia scappare l'occasione e mi immortala 2, 3 volte.Spero di poter recuperare quelle foto. Mi alzo, mi abbraccia Michela , mi ritrovo vicino a Sergio Orsi che ha chiuso con km.241,378, purtroppo senza record,  ci abbracciamo intensamente, ci si abbraccia con altri compagni di avventura, sono momenti indimenticabili vissuti alla fine di una settimana in cui anche la scomparsa di Giovanni Paolo II  mi ha segnato nell'animo.
Ho fatto km.175,877 e solo due ore dopo scopro di aver vinto il Titolo Italiano di Categoria. Non ci credo, non ho un gran motore, porto sulle gambe ferite di vecchie battaglie podistiche, ho legamenti rifatti ed altri ormai mancanti, non ho tempi eccezionali, però credo (ne sto prendendo coscienza solo in quest'ultimo periodo) di avere una volontà e una determinazione incredibile. Con questo non voglio essere presuntuoso, ma credetemi, ognuno di noi, di Voi, possiede delle doti, dei Talenti, che non sa di avere, basta trovare la chiave,aprirsi a se stessi per osservarsi dentro! Io la mia chiave forse l'ho trovata ed ora provo ad infilarla nella toppa. Poi la mia gioia va condivisa con Michela....disponibile ai miei "nervosismi da stanchezza"  tanto da non mandarmi a quel paese e continuare a starmi accanto. E poi consentitemi un ringraziamento pubblico a Monica e Graziano con i quali esiste una corrispondenza via MAIL ormai da tempo,perchè entrambi mi coccolano....e questa volta ho usato la maglia della squadra!!!
Un abbraccio ultraKilometrico a tutti.
ggiorgio
Approposito, 1440 sono i minuti che ci sono in 24 ore!!! 

 

27/02/2005 Calderara di Reno

 Ci vuole pazienza....ma che bello conoscersi a fondo!

 

Anche questa volta parto da lontano!

Sabato 26/02/05: si parte con la fedele compagna (che torna a viaggiare e a fare assistenza) per Salsomaggiore dove il giorno dopo avrei dovuto correre la Maratona dei Luoghi Verdiani.
Ebbena mai dare nulla per scontato! al pomeriggio del sabato alle ore 13.30 sono gia' sotto le coperte con 39° di febbre!
Incredibile anch'io posso prendere l'influenza, e già perchè era ormai diversi anni che tutto filava liscio.
Domenica 27/02 alle ore 08,30 circa, Michela mi carica in auto e mi riporta a casa percorrendo i primi 18 km del percorso della gara, ma Vi assicuro che della Maratona non ero neanche in grado di capire il significato e  a me che piace molto guidare in quell'occasione se non ci fosse stata Michela a riportarmi a casa sarei rimasto là almeno 5 giorni (quelli necessari a guarire!).
Febbre fino a tutto martedì! ma bisognava guarire e quindi mi iscrivo alla Strasimeno (Ultramaratona da 60 km) con la sempre forte convinzione che volere è potere!
Venerdi' 04/03 torno a lavorare con tosse ed altri sfigati compagni nei bronchi!
Sabato 05/03 corro 37' tribulando non poco!
Domenica 06/03 alle 08.30 decido di provare a stare sulle gambe un po' di più e corro a Bra per la 9 miglia.
Ragazzi è stata difficile: gambe dure e molli allo stesso tempo, la tosse che ti accompagna per farti sentire la sua compagnia!
Sorgono i primi dubbi; 15 km. sono stati duri, come sarà fare 4 volte tale distanza con un bel po' di salita?
Beh!  non resta che provarci!
Nella settimana che precede la gara mi alleno delicatamente tutte le sere e le sensazioni vanno poco a poco migliorando anche se quadricipiti femorali e gemelli gridano vendetta!
Sabato mattina si parte in compagnia di Beltramino Osvaldo classe 1962 della Atletica Tre Valli di Pinerolo (Ultramaratoneta con i fiocchi, - nel suo curriculum tante gran fondo in bicicletta diverse 24h  con oltre 207 km. campione Italiano 2004 su strada;  la mitica Nove colli fatta sia in bici che di corsa; quantità industriali di 100 km. tra cui la neonata Trapani Palermo del 27/02/2005 chiusa tra vento pioggia e grandine in 9h00').
Domenica 13/03 mattina buona colazione e ci si avvia alla partenza dall'albergo di corsa e con gli zaini per i cambi.
Ci si incontra con gente più o meno forta ma guardandosi attorno si capisce che in gara, alla testa della gara saranno scintille!
Sono presenti Ardemagni, Sartori, Lavarda, Caravaggio, Pisani, Mammoli, Beltramino e così effettivamente sarà!
Ma veniamo a quella gara che nelle mie intenzioni mi avrebbe dovuto portare al personale che ritengo alla mia portata di circa
 4h 48'.
I primi 10 km. scorrono via con un unico problema: il quadricipide femorale della gamba sinistra non è a posto! duole e non poco.
I Ritmi sono quelli prefissati 4'35"/km. e tutto procede abbastanza bene.
Passaggio alla mezza in 1h35'40" (come sempre sono un orologio!) ma incomincio a constatare che spendo troppo.
Il cardiofrequenzimetro dice che va tutto bene eppure l'esprienza conferma tutto bene ma spendo troppo!
30° km, la salita piu' lunga (4 km circa) la prendo al risparmio, ho mal di stomaco,non digerisco l'acqua dei rifornimenti, purtroppo ci sono solo sali e acqua naturale, di gasato nulla e quindi si fa dura (nelle abitudini di moltri ultrarunner c'è il bisogno di bere gasato) soffro il freddo ma non fa freddo, recupero diverse posizioni e in cima sono nei primi venti.
La discesa compie l'opera  tanto temuta. Tutto si rovina in 3 km. Il mal di stomaco è quasi insopportabile e chiedo carta di giornale per coprirmi ed ottengo un telino in alluminio che mi fascio intorno al ventre. Non migliora e al 35° km. vacillo mentalmente! fare 25 km. in questo modo sono tanti. Il ritmo però ancora non cala troppo.
Passo al 42° il 3h25' ma non riesco ad alimentarmi.  Le gambe e forse ancora di più la testa si  inchiodano! Ci fosse un auto dell'organizzazione ci salirei, cammino, il vento soffia abbastanza forte contro, stacco il pettorale, è inutile sto soffrendo come mai mi era capitato!  Cerco di ragionare, cerco scuse, riattacco il pettorale ... si l'influenza ha il suo peso, e questa è forse l'unica verità! sono vuoto e sono solo! Però cammino e vado avanti!
Bene questo km. l'ho fatto a 9'30" ho migliorato il precedente di quasi un minuto! Cerco, scavo dentro di me, sono sicuro ci sono le risorse per non ritirarmi, in fondo quando parto per le 24 ore so bene che camminerò! Penso alle parole della canzone "Un giorno credi",  penso a Galeazzi quando nella foga delle telecronache di cannottaggio urla "andiamo a prenderci quella medaglia!" la mia ennesima patacca da chiudere in una scatola!
Penso che nel 1999 quando al DEVIL TRAIL mi sono ritirato e  poi mi sono pentito 10, 100, 1000 volte.
Penso: mi sto facendo del male? che male vuoi farti a questi ritmi. di correre neanche a parlarne! sempre sopra i 9' al km! 
Mi raggiungono conoscenti che capiscono il mio problema, e' il 48 km!  però mancano solo 12 km. dai che si puo' fare!
Ecco forse ho pagato il prezzo che dovevo, riesco a correre, va bene 7'20" al km,  miglioro arrivo a fare anche un 6'06" al 54 km.
E' un fuoco di paglia il km dopo oltre i 6'50"! Va bene, le risorse tanto cercate non sono nel fisico, sono negli affetti, sono nella mente, sono nell'esperienza, sono dentro di me, dentro di noi, basta trovare la chiave. Non importa se le cose non vanno come ci si aspetta, vanno come è "disegnato" che vadano!
Supero un atleta! non ci posso credere mancano 3 km e in queste condizioni supero un avversario. Mi fermo lo aspetto e incoraggio ma gentilmente mi chiede di essere lasciato solo! E' giusto così! Si deve essere soli per conoscersi! Gli ultimi 2 km. sono di salita!
Mi corre incontro Beltramino (sapro' dopo che è arrivato 9° assoluto in 4h24')  ha ricevuto informazioni devastanti sulle mie condizioni ed è strafelice di vedermi lottare contro me stesso!  La strada sale, a me la salita e' sempre piaciuta, manca 1 km. la strada sale il vento continua a soffiare contro e la strada sale! Mancano 500 metri ed ho gli occhi lucidi!
Con le unghie e con la forza che ho faticato a trovare ma ho trovato!  2h 12' per fare gli ultimi 18 km.
E' stato un successo! Quante cose ho imparato,  saranno utili in futuro, lo saranno sicuramente!
E' una gara meravigliosa! è il terzo anno consecutivo che la faccio, e ci tornerò!
Sono contento! e' il giorno dopo e sono orgoglioso di me stesso!  No non è stato assolutamente facile! E' stata durissima, come mai in passato! ma sono felice e credetemi non c'è cosa più bella che regalarsi un attimo di felicità!!!
ggiorgio

 

31/12/2004 Calderara di Reno

correre è meravigliosamente bello!

Parto da lontano ma non troppo, negli ultimi 62giorni ho portato a temine 4 maratone e 3 mezze, l' ultima ieri 31/12/2004!
E' la terza volta che corro una maratona l'ultimo giorno dell'anno (Assisi
1999 e 2000) ma questa volta è cominciata ben prima.
Il 27/12 al mattino presto ero in Friuli (Maniago-PN), e sotto un diluvio con temperature prossime allo zero, ho fatto 30 km con 900 mt. di dislivello positivo, godendo appieno delle sensazioni "di gioa" che solo la fatica e l'essere soli con se stessi possono dare.
Il 29/12 rientrando a Cuneo (con me c'e' come sempre quella paziente Michela ormai compagna assuefatta alle mie stravaganze) alla quale dico ...."e se il
31/12 andassi a Calderara di Reno a correre la mia 12 fatica dell'anno ?
Tanto Tu lavori...né vero?"
"fai come vuoi" è stata la risposta secca che non dava adito a dubbi....SI PARTE!!!
Però andare di nuovo a dormire in giro.... Ma sì facciamo una "toccata e fuga".
Pero' perchè non coinvolgere qualcun'altro....Avevo provato con Carlo Rosa - già fratello di tante trasferte - il quale declinava l'invito per problemi fisici (questa è SAGGEZZA) provavo allora a telefonare a Claudio Diatto della PAM - mitico personaggio artista della sua vita - col quale ho corso già varie volte (ad esempio Dogliani S.Anna di Vinadio in Notturna - 100
km.) e il suo essere Artista lo rende molto vicino al mio essere una stravagante podista programmatore dei miei impegni.
Ebbene accetta a 2 giorni dalla gara non solo di venire a correre dicendo "forse faccio solo la mezza" ma di partire la mattina della gara alle 03.00 del mattino!!! Detto fatto.
Ore 03.30 appuntamento a Marene e poi Via sino a Bologna con temperature esterne di -6°.
Ore 06.00 Autogrill sulla tangenziale di Bologna con traffico assente a fare colazione. Un piccolo indente all'apertura del portellone della macchina mi procura un bernoccolo sulla testa....questa è l'ultima occasione che una persona diversa da me potrebbe sfruttare per dire "amore non ho voglia, sai ho mal di testa" e invece no!
Ore 07.00 Palestra di Calderara di Reno, dove l'organizzatore il buon Gozzi, rimane stranito a vedere 2 podisti ben 2 ore e mezza prima della partenza, ma lo stupore passa subito dopo quando capisce che siamo "quelli da Cuneo"!!! e vai!!!!
La gara si svolge su un circuito misurato di 4082 metri da riprtere 10 volte piu' tratto di lancio. In contemporanea si svolge una staffetta e la prima mezza maratona in RETRORUNNING con ben 4 partecipanti!
Ritrovo prima e dopo la gara tanti Amici delle Ultra con i quali ormai si è stabilito un rapporto di profonda stima reciproca e affiatemento che lasciatemelo dire è cosa molto diversa da quello del mondo delle non competitive e dintorni.
Lo spiker della gara ad ogni passaggio mi apostrofa come "forte interprete delle 24 ore" e la cosa fa mi fa piacere ma la maratona è una gara a cui bisogna sempre portare rispetto e anche in questa occasione non fa fatica a ricordarmelo quando a 2 giri dalla fine si accendono tutte le luci che segnalano "quest'anno sei proprio alla frutta"!! E' qui che esce da me lo spirito della gioa di correre e affrontare le difficoltà, sarò alla frutta ma vado al traguardo a conquistarmi un buon il caffè e magari il digestivo!
Medaglia, pacco gara, doccia caldissima, pranzo gratis, tanti amici con cui commentare e programmare nuovi appuntamenti di UltraMaratone.
E Claudio Diatto? Uno che non molla Mai! altro che fermarsi dopo 5 giri!
l'impegno preso con se stesso è presto dimenticato (sarà la fatica?) ed anche lui conclude questa avventura con quello spirito semplice da portare ad esempio perchè quando ci si mette in gioco è bello giocare e basta!
La storia è finita, qualcuno potrebbe chiedere i tempi fatti, ma io che sono uno che annota e studia tutti i tempi km per km questa volta lascio perdere non per i risultati in se (molto più che lusinghieri per entrambi) ma perchè lo spirito con cui siamo partiti era un altro.........
giorgio

 

07/11/2004 NEW YORK ING MARATHON

un dronerese a New York

Siccome a maggio avevo dichiarato l'intenzione di partecipare alla 35esima edizione della New York City Marathon, ho mantenuto la promessa……

Sarà che di storia, usi e costumi americani è piena la nostra vita quotidiana, ma la prima sensazione provata giungendo a New York è stata quella di sentirmi a casa.

Sensazioni di deja vu continue, provenienti da film, telefilm, racconti….Tante volte ho visto quelle strade, quei grattacieli, quei portieri in divisa degli alberghi, ma dal vero sono le dimensioni delle cose che stupiscono. Le strade larghe come le nostre autostrade sono gremite di automobili lunghissime, le vere limousine americane, dai vetri neri e la carrozzeria bianca o nera, le migliaia di taxi gialli che sono ovunque, le macchine della polizia, quelle bianche e azzurre, tutto grande ed in grande quantità. Qui è tutto enorme, dai grattacieli (che immaginavo squallidi e invece no, sono di marmo bianco o rosa, a specchio color fumo o colorato a luci rosse, azzurre o verdi; li guardo incantato e non riesco ad abbassare la testa scorgendo in cima lontano lontano uno scampolo di cielo) alle lunghissime code: in aeroporto, per ritirare il pettorale, per andare al pasta party, per entrare nei musei...Ma nonostante le apparenze, New York è una città silenziosa, le auto non sono rumorose, non sgassano, non ci sono motorini scoppiettanti. 

Poi la sensazione di presenza contemporanea di tutto il mondo. Perché questo è il ricordo più forte che mi rimane di New York City: un crogiolo di razze, religioni, usanze che riescono a convivere in pace tra loro, accettando alcune regole comuni, condivise da tutti. L'unico modo per unire mondi così diversi è quello di consentire assolutamente tutto ciò che non sia espressamente vietato, lasciando il più possibile inalterate le libertà individuali. E' così che si vedono convivere sullo stesso marciapiede monaci buddisti e rapper dal pantalone col cavallo all'altezza del ginocchio, cinesi dallo sguardo basso e laborioso e affaristi wallstreetiani dalle cravatte che squillano quanto i telefonini. La gente é uno spettacolo continuo e ininterrotto, la varietà di visi totale:  il turco musulmano, l'indiano induista, il gruppo di teen agers obese di colore, l'orientale elegante e raffinato, l’ebreo fondamentalista coi lunghi boccoli ed il cappello nero….

Ero abituato da noi, in Italia, dove il solo fatto di correre in strada provoca scalpore: sguardi curiosi, invidiosi, sbalorditi o di scherno, ma si é comunque al centro dell'attenzione, anche solo con un'anonima tuta nera. A New York invece anche mascherati da pappagalli non é facile suscitare l'attenzione altrui.

 

Ma eccomi alla gara, a quella che non é una maratona ma é "LA MARATONA" e che era il motivo principale della mia gita newyorkese ma che rischiava di passare in secondo piano nel bailamme di emozioni vissute fino ad allora e che avrei vissuto in seguito: dalle luci di Broadway all'Empire State Building, dalla Statua della Libertà al Ground Zero col triste vuoto lasciato dalle torri gemelle, dalla neogotica cattedrale di Saint  Patrick al fiorito ed animato Rockfeller Center, dalla visita a Wall Street all'entrata nel mitico Madison Square Garden dove ho potuto assistere ad un incontro dell'NBA tra i NY Knicks ed i Philadelphia 76ers.

Alla partenza siamo in quarantaduemila: davvero una marea di gente. Viene intonato l'inno USA e poi viene sparata a tutto volume la colonna sonora del film ROCKY e dentro di me aumenta sempre di più la carica; poi un colpo di cannone annuncia la partenza ed inizia così l'avventura col transito sul famoso ponte di Giovanni da Verrazano che in realtà è più bello a vederlo dall'alto in televisione. La marea umana che si muove vista da vicino dà un'impressione più limitata. E' il rischio delle cose che ti hanno raccontato troppe volte, e su cui hai creato aspettative esagerate. Ma non appena scorgo in lontananza la Statua della Libertà rilucere al sole e soprattutto come entro in Brooklyn e incomincio a vedere la gente assiepata ai lati del percorso che applaude e incita, inizia a sciogliermisi qualcosa dentro. Qui possono avertela raccontata cento volte, ingigantita, esagerata. Ma viverla é un'altra cosa. Ho rivisto le immagini registrate della Rai a casa, e non davano in alcun modo giustizia al pubblico e alla sua forza. Non si tratta di applaudire o incitare un po' di più o un po' di meno. Si tratta di un calore che puoi sentire solo se ci sei dentro, e che credo dipenda anche dall'accettazione totale che il popolo americano ha nei confronti di tutti. Tu, quando sei lì, sei un pezzetto di loro. O almeno riescono a farti sentire così.

Qui in Italia (ma lo stesso vale per altri paesi) sei lo straniero, magari da applaudire, ma straniero, altro, diverso. Lo sento da italiano verso terzi, e lo sento come terzo quando sono all'estero. Mentre qui mi sento perfettamente a casa, perfettamente integrato.

Dopo pochi Km mi accorgo che le gambe non girano come vorrei, non sono in forma come avrei voluto e decido quindi di non guardare assolutamente il cronometro (per fare un buon tempo ci saranno le innumerevoli ed al confronto anonime maratone che si corrono in Italia), ma di incominciare a godere in modo profondo l'esperienza unica che mi é concessa di vivere e mi scopro goduto come un cammello, con un sorriso fino alle orecchie; è come se sorridessi a voce alta, se rende l'idea. E' un'emozione incredibile. Provo a rispondere agli incitamenti (fourza itaglia...) dapprima timidamente, alzando qualche pollice in segno di ok, poi agitando un po' le braccia accorgendomi di governare il tifo. Ad ogni piccolo gesto parte un'onda di urla e grida di incitamento. Provo a stendere le braccia ad aeroplanino con i pollici alzati, ed é urlo. Provo ad alzare le braccia con indice e medio in segno di vittoria, ed é ancora urlo. Do e ricevo baci (a distanza) da donne di ogni età, razza e stazza. Do e prendo il "cinque" da bambini di ogni altezza e di ogni colore. E' incredibile, sono lì per me. Più di un milione di persone per me e singolarmente per ciascuno dei 42.000 in corsa.

Il punto cruciale della corsa é al quindicesimo miglio (circa al 24° km), col cupo e buio Queensboro bridge dove per diversi minuti si sente solo il rumore della corsa: l'eco dei passi dei podisti, il fiato dei compagni vicini, il vento dell'Oceano; poi in lontanaza inizia ad arrivare un boato sempre più forte. E' la massa della gente che ti sta aspettando. Piombi dal silenzio del ponte al rumore benefico della folla che ti spinge avanti urlandoti "Go, go, go!!". Un gruppo musicale rock spara a mille una canzone di Bruce Springsteen ("Born to run") e un brivido mi percorre lungo la schiena. Mi sento una forza ed una carica che mi fanno capire cosa potesse voler dire essere un gladiatore al colosseo, o un guerriero apache. Sensazioni primordiali, raccolta di tutto ciò che si é o che si é stati. Sintesi e sviluppo del nostro intero codice genetico. EMOZIONE PURA.

Alla fine arriva Central Park, il mio ritmo é rallentato sensibilmente ma per fortuna la sofferenza é finita. Mi avvolgono nel caratteristico telo argentato e mi infilano quella medaglia che sembra da un kg tant'é la stanchezza e che porterò fiero intorno al collo per un po' di tempo. "God job, congratulations" ti dicono tutti gli addetti all'arrivo.

Per la cronaca ho concluso i 42 km e 195 mt della maratona in 3h 11' 46" giungendo 962° su 42.000 iscritti e 92° su 2.200 circa italiani presenti.

Mi avvio piano piano (le gambe iniziano a fare male davvero, mi accorgo di essermi lasciato andare troppo nelle discese ed ora l'effetto anestetizzante delle emozioni vissute in gara inizia a svanire) verso il furgone dove avevo lasciato la sacca con gli indumenti per cambiarmi. Sprofondo in una specie di sonno semincosciente lasciando che la mia mente ripercorra tutto il film della gara più bella ed intensa che abbia mai corso nella mia vita.

Alla sera in albergo incontro gli altri italiani: com'é andata? Bene? Poteva andare meglio? Complimenti!  Parole. Ma non c'é nessuna parola che possa farci ripercorrere l'emozione appena vissuta. Nessuno scritto, nemmeno questo racconto, che possa farci mordere la Grande Mela, se non l'abbiamo morsa in prima persona. Davvero questa manifestazione ti segna l’anima…

E al mattino dopo tutti a comprare il "NEW YORK TIMES" per vedere il proprio nome stampato sul quotidiano più importante del mondo.

Prima di rientrare in Italia mi accorgo di aver maldestramente cancellato tutte le foto che avevo scattato dell'avventura newyorkese e salvato nella macchina fotografica digitale (maledetta tecnologia). Mi prende subito uno scatto d'ira non indifferente. Poi penso che in fin dei conti le fotografie sono oggetti ed in quanto tali possono perdersi, sbiadirsi, deteriorarsi o addirittura andar distrutte com'é successo a me, ma il ricordo e ciò che mi rimarrà dentro dopo un'avventura del genere... beh quello niente e nessuno potrà levarmelo e mi rimarrà per sempre ben impresso nel cuore.

                               PAOLO ROVERA

 

                  14/11/2004   MONTECARLO: LA MIA MARATONA.
Ho preparato questa mia maratona molto tranquillamente...ho preferito arrivare all'appuntamento non troppo allenato fisicamente ma sereno....anche i miei amici non sapevano niente...mi avrebbero stressato troppo

.Quella mattina del 14.11.2004 sveglia alle 5, e partenza per la Costa Azzurra, solo...mi sono fermato a Ventimiglia a fare colazione(in macchina), alle 8 ero nel parcheggio dello stadio dove mi aspettava un collega di lavoro maratoneta. La partenza molto suggestiva, il cuore mi batteva, mille pensieri ma uno su tutti: sto per correre UNA MARATONA!!!e viaaaaa si parte, cerco subito di rilassarmi, quel giorno c'era un vento da paura....tutto ok fino al 31esimo circa..poi la salita....da paura....le gambe che chiedono pietà....ma si prosegue....35 36 37 39 ormai è fatta mi dico....vedo lo stadio...ultimo rampone allucinante e finalmente si entra in pista..mi sento un eroe.....taglio il traguardo in poco + di 4 ore....sono felicissimo....senza parole...avrei voglia di urlare....sono stanco, gambe a pezzi ma penso già alla prossima.......
GIANLUCA LINGUA